Nilde Iotti, la bella politica delle donne (del PCI). Un doc nelle “Notti veneziane”

Passato come evento speciale delle Notti Veneziane-Isola degli Autori, “Nilde Iotti, il tempo delle donne” di Peter Marcias. Ricostruzione doc tra parole – dal monologo teatrale “Leonida, storia ecezionale di una donna normal” con Paola Cortellesi – repertorio e testimonianze della vita (privata) e delle tante battaglie in favore delle donne della parlamentare comunista, un aggettivo, però, latitante nel film …

Le battaglie dalla parte delle donne cominciate già con la Resistenza. L’abolizione della dote, il riconoscimento dei figli illegittimi, via via fino al divorzio e all’ aborto. E poi, soprattutto, il privato che tanto più per lei è stato politico: l’amore per Togliatti, il “capo di tutti i comunisti”, ma più importante di tutto per l’epoca, un uomo sposato e un padre. Cosa impossibile da digerire per i cattolici, ma ancor di più per il PCI.

È un ritratto a più strati, come la torta millefoglie, Nilde Iotti, il tempo delle donne nuovo lavoro di Peter Marcias, tra gli autori di punta del nostro cinema del reale ma con un occhio sapiente anche all’animazione, presentato alla Mostra come evento speciale delle Notti Veneziane-Isola degli Autori (con proiezione nello storico teatro Goldoni, il più antico di Venezia).

Strati di storia (quella dell’Italia stessa a partire dal fascismo), di società e costume (le donne al centro dell’analisi con un occhio al presente) di linguaggi (repertorio e presente). Messi insieme a partire da una suggestione forte: Leonida, storia ecezionale di una donna normale, monologo di Sergio Claudio Perroni con la regia di Piero Maccarinelli che ha avuto la sua bella fortuna nei teatri italiani, una decina di anni fa, con una intensa Paola Cortellesi a raccontare di questa donna così all’avanguardia, così controcorrente da aver pagato sulla sua pelle, soprattutto in termini di solitudine, le sue scelte.

Da lì, con la stessa attrice che passeggia ora nel doc di Marcias, vengono gli stralci più intimi. L’amore per Togliatti – ritrovato attraverso una carteggio privato tra i due -, i ricordi d’infanzia, la fame patita che “fa crescere in fretta se non ammazza prima”, l’università cattolica che in pieno fascismo forse le sembrava meno fascista. E, ancora il gusto di andare “dal parrucchiere, portare bei vestiti e gioielli, conservando una certa diversità comunista”.

E già comunista, perché Nilde Iotti era comunista. Tutte le sue battaglie le ha fatte da parlamentare del PCI, rivestendo anche, prima donna in Italia nel ’79, la carica di presidente della camera, ricoperta per ben tre legislature di seguito.

Dei suoi incarichi istituzionali, della sua etica e del suo coraggio, della sua fede assouta nella democrazia, testimoniano le più alte cariche dello Stato (ci sono anche il presidente Mattarella e Napolitano) e le sue amiche d’infanzia di Reggio Emilia (Ione Bartoli, Loretta Giaroni ed Eletta Bertani).

Di quel partito in cui ha militato tutta la vita, seguendone tutte le evoluzioni, però, quasi potrebbe sfuggire il “nome” ai più distratti, o ai più giovani che poco sanno di storia e invece tanto dovrebbero saperne. Sporadici i cenni qua e là e mai, neanche una volta, riferiti direttamente a Nilde Iotti come parlamentare del PCI. Troppo didascalico forse? L’unica è Luciana Castellina a non averne paura. E altroché se lo nomina il partito comunista, criticandone il maschilismo viscerale e il dogmatismo. Le parole sono importanti, proviamo a non cancellarle.