Ognuno cerca il suo gatto (randagio). Come salvarsi la vita e salvarla a loro in un doc
Disponibile sulle piattaforme Tvod distribuito da Wanted Cinema, “S.O.S. Gatto” documentario di Rob Fruchtman e Steve Lawrence dedicato ai volontari newyorkesi impegnati a salvare la vita ai mici più sfortunati e trovare loro una casa. Ma qualche volta, come nel caso di Tara, sono i gatti a salvare gli umani da droghe e da vite ai margini. Nella giornata del gatto – il 17 febbraio – vi proponiamo anche una mini guida ai film e ai libri ispirati dagli insostituibili felini. Mentre gli incassi del doc andranno a finanziare “Cinemarmocchi”, la prima sala cinematografica a misura di bambino a Milano, nel quartiere Giambellino …

La prima cosa che ti viene in mente guardando il doc S.O.S. Gatto è: meno male che siamo in Italia dove è stata abolita l’eutanasia nei gattili e nei canili. A New York la soppressione dei randagi o (e fa male anche solo immaginare che l’ex inumano che ne era proprietario non ne tenga conto) degli animali abbandonati in queste strutture è tuttora vigente.
In uscita sulle piattoforme italiane il 17 febbraio nel giorno della festa del gatto, il documentario di Rob Fruchtman e Steve Lawrence, per la verità, non esplora sul lato oscuro dei gattili, bensì indaga sui volontari che sono andati controcorrente, mettendo mano al proprio portafoglio (spesso non così fornito), sfruttando ogni minuto del loro tempo e della loro vita per salvare i mici più sfortunati e trovare loro una casa.
È grazie a questi “angeli” dei pelosi che la sensibilizzazione sul problema del randagismo è cresciuta, abbassando di molto la percentuale delle soppressioni: dallo spaventoso 75 percento del 2003, oggi siamo scesi sotto al 10 percento grazie alle adozioni.
La cinepresa di Rob e Steve segue passo passo le avventure di quattro di questi volontari tra le strade e i cortili di Brooklyn, scegliendo un racconto neorealista dai toni spicci. Non c’è la poesia incantevole dei gatti di Istanbul ripresi da Ceyda Torun (Kedi. La città dei gatti), qui si riprende la vita cruda di ex mici domestici, sbandati e arruffati, di randagissimi con fare piratesco e magari un occhio solo (manca solo la benda), di gatte perennemente incinta che dureranno sì e no pochi anni a quel ritmo di gravidanze, lasciando uno strascico infinito di gattini destinati a fini ingloriose.
C’è la vocazione quasi missionaria dei quattro dell’Apocalisse randagia. Alzarsi alle cinque del mattino come fa Stu(art) per dar da mangiare ai felini che si nascondono sotto le macchine, alternando una vita tra le macchine e ingranaggi metallici e quella tra i soffici pelosi. Armarsi di trappole e come la Sigourney Weaver di Alien andare a caccia di mici malmessi e panterine incinta come fa Sassee, una nera tosta e flessuosa che persino durante l’epidemia di coronavirus si è adoprata per sfamare e salvare decine di gatti.
Tara – aspetto lombrosianamente da gattara con i suoi occhioni azzurri sgranati, riccioli biondi scapigliati e le forme morbide del corpo – ha salvato decine di gatti. E i gatti hanno salvato lei dalle droghe e dal ricordo di una compagna uccisa dall’ex fidanzato. Un po’ come successe all’ex senzatetto che grazie all’incontro con un gatto rosso cambiò vita (è un libro e anche un film: A spasso con Bob). E infine Claire, che è riuscita a contagiare il marito nella sua missione micio-salvifica (grazie anche a un seminterrato spazioso dove alloggiare gli ospiti in sovrannumero).
Nell’arco di un’ora e mezzo circa, la cinepresa progressivamente fa uno zoom dalle azioni di salvataggio alla personalità dei volontari, entrando nelle loro vite con passo felpato. Il destino di alcuni mici e i finali di Stuart, Tara, Sassee e Claire si intrecciano nell’appello in chiusura a sostenere il progetto salva-gatto.
Il doc – o la giornata del gatto – vi stimolano a proseguire le visioni? Beh, oltre a quelli già citati, non possiamo suggerirvi Cats di Tom Hooper, che pare sia stato il film più brutto del 2019 (meglio dirottare sul libro originale di T. S. Eliot), però potreste ripescare F.B.I. Operazione gatto (e nostalgia per i Disney d’antan) in tandem con i più recenti Aristogatti, l’eccentricamente parigino Ognuno cerca il suo gatto di Klapish e, sempre dalle parti di New York, l’indimenticabile micio rosso di Holly in Colazione da Tiffany. Quanto alla sterminata produzione di pagine letterarie, da E.A.Poe a Bukowski, da Colette a Rodari, vi suggeriamo due piccole chicche: gli aforismi di Roberto Allegri sui mici e i gatti fumettosi di Erika Oller. Solo per appassionati.
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