Per riscoprire Emilio Lussu. Ecco il doc di Fabio Segatori in Scena a Roma


Il 15 aprile (ore 20) a Roma allo Spazio Scena proiezione di “Lussu” il doc di Fabio Segatori dedicato ad Emilio Lussu, grande intelettuale e politico antifascista sardo, troppo spesso dimenticato. Con Renato Carpentieri nei panni di Lussu il film ricostruisce su due piani temporali vita e azione politica del fondatore del Partito Sardo d’Azione e del Movimento Giustizia e Libertà, eletto al Parlamento e nominato due volte ministro dopo la Seconda guerra mondiale. Segue dibattito col regista, lo storico del cinema giovanni Spagnoletti, Paola Scarnati dell’AAMOD e il presidente dell’AAMOD Vincenzo Vita …

Emilio Lussu, chi era costui? Con l’intento encomiabile di far conoscere ai giovani una figura centrale della storia italiana del Novecento, Fabio Segatori ha scritto, diretto e prodotto per Baby Films, insieme a Paola Columba, il docu-film Lussu (meglio sarebbe dire docu-fiction in questo caso).

“Quella di Lussu – spiega lo stesso regista – è una storia incredibile per i giovani d’oggi. E le storie se non si raccontano non esistono”. Dunque, vale la pena rispondere subito all’iniziale quesito manzoniano spiegando che Lussu è stato innanzi tutto un uomo politico di primo piano, fondatore del Partito Sardo d’Azione e del Movimento Giustizia e Libertà, antifascista confinato a Lipari, esule in Francia per quattrodici anni e dirigente della Resistenza, eletto al Parlamento e nominato due volte ministro dopo la Seconda guerra mondiale.

Ma Lussu è stato anche scrittore e saggista. Oltre al notissimo romanzo Un anno sull’Altipiano, che narra le esperienze da lui vissute come militare durante la Prima Guerra Mondiale e dal quale Francesco Rosi ha tratto capolavoro antimilitarista Uomini contro (1970), vale la pena ricordare un libro del ’32 di sconcertante attualità, Marcia su Roma e dintorni, che descrive con tono ironico e disincantato il conformismo e le dinamiche che facilitarono l’ascesa del fascismo in Sardegna e in Italia. Infine, tra i libri che hanno ispirato il film di Segatori, va citato Il cavaliere dei Rossomori. La vita di Emilio Lussu, scritto con intenti divulgativi da Giuseppe Fiori (Il maestrale 2010), con prefazione di Angelo Guglielmi.

Materiale per riproporre la figura di Lussu e le tematiche connesse alla sua figura – dalla guerra al fascismo, dalla resistenza alla ricostruzione, dall’etica nella politica al dovere della memoria – ce n’è dunque in abbondanza. E Segatori non si è risparmiato nella ricerca di materiali di repertorio, molti dei quali inediti, avvalendosi del contributo del Ministero della Cultura, della Film Commission di Sardegna e Sicilia, e della collaborazione di Aamod, della Cineteca Sarda e dell’Archivio Emilio e Joyce Lussu.

Girato tra Sardegna e isole Eolie, il film include scene live action girate su green screen e inserite in compositing digitale – come in Forrest Gump per intendersi – all’interno di repertori provenienti da tutto il mondo, compreso lo Steven Spielberg Film and Video Archive (ma non l’Istituto Luce – ci tiene a precisare il regista – perché i materiali prodotti dal fascismo sono inutilizzabili per raccontare la vita degli esuli).

La narrazione è affidata a un professionista come Renato Carpentieri, che da solo è in grado di dare pathos e spessore alla figura di Lussu, seppure in un contesto dal sapore didascalico, con passaggi a tratti meccanici. Le figure di contorno, e in particolare i giovani che si abbeverano delle sue lezioni di vita, genere assai difficile da trovare in natura, fungono da mero pretesto. Invece sarebbe stato interessante approfondire la figura di Joyce Lussu, moglie di Emilio, qui interpretata da una Galatea Ranzi che appare spaesata e poco convincente.

Dopo la presentazione a Roma, il film proseguirà il suo cammino in tutta Italia: a Firenze con Valdo Spini, presidente della Fondazione Rosselli, all’Anteo di Milano con Silvia Ballestra, poi a Torino, Aosta, Parma, Bologna, Bari e in tutta la Sardegna. Quasi superfluo, alla luce dei suoi intenti apertamente didattici, aggiungere che Lussu andrebbe inserito nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado, dove troverebbe la sua giusta e naturale collocazione.