“Rebibbia Lockdown” a Venezia 78. Fabio Cavalli nel doc sugli ultimi reclusi dell’era Covid


Venice Production Bridge presenta Rebibbia Lockdown, il documentario epistolare di Fabio Cavalli accolto a Venezia 78 che entra con la macchina da presa dietro le sbarre del carcere romano per ripercorrere la doppia reclusione dei detenuti in era Covid. Da un’intuizione di Paola Severino, il progetto prende vita dal dialogo tra quattro laureati in Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli, il Corpo di Polizia Penitenziaria e i detenuti-studenti di Rebibbia assistiti nel percorso universitario mentre il mondo fuori veniva travolto dagli orrori dell’emergenza sanitaria.

È infatti proprio tra febbraio e aprile 2020, al momento del decollo dell’iniziativa finalizzata al reinserimento sociale dei reclusi una volta scontata la pena, che la macchina della legalità si congela, intaccata dalla spirale impazzita del contagio, dal numero vertiginoso di ospedalizzazioni e vittime e, non per ultime, dalle rivolte scoppiate tra le mura delle prigioni di tutto il mondo, quando il panico da pandemia investe anche chi col lockdown ci conviveva già da anni.

La comunicazione tra i protagonisti del progetto prende così una piega inaspettata, sospesa, esistenzialista, sfruttando i canali dell’immaginazione, del disegno e della pagina scritta, imponendo così un ripensamento essenziale sulla vita e sui suoi quesiti irrisolti agli ergastolani, agli agenti e ai neolaureati coinvolti. Una riflessione attualissima (soprattuto all’indomani dei gravi fatti di S. Maria Capua Vetere) che cerca di restituire una voce e un’immagine al terrore che si profilava nelle celle e nei cortili penitenziari di tutto il pianeta in quei mesi di arresti domiciliari globali, tra disperati tentativi di fuga per “paura di fare la fine dei topi”, sospensioni temporanee delle pene per malati e anziani e scarcerazioni straordinarie che hanno infiammato il dibattito politico.

Fabio Cavalli (a dieci anni dal David di Donatello per Cesare deve morire, realizzato coi fratelli Taviani) scava così nella dimensione umana di una tragedia che ha investito tutti con violenza disumana, mostrando sia la riposta repressiva di uno Stato in rivalsa che abusa del più debole, che l’esempio virtuoso di un’istituzione, come quella di Rebibbia, che ha saputo tamponare i tumulti con buon senso e pacatezza. Il film è stato prodotto da Clipper Media e Rai Cinema, col sostegno della Regione Lazio e in sinergia col Ministero di Giustizia.