Simone Massi: “Ricominciamo dai sogni. Il nostro è collettivo e si chiama ALMA”

Simone Massi (1970), uno dei più bravi autori di cinema d’animazione ci racconta la nuova avventura creativa condivisa con tanti nomi importanti dell’illustrazione. È ALMA (Associazione Libera Marchigiana Animatori), un gotha internazionale ma fortemente radicato in quel territorio, che vede «nell’arte dell’animazione una possibilità di espressione poetica, comunicazione sociale, crescita culturale». E il filo che li lega, prosegue Massi, «è di un rosso vivo ed è fatto di sogno… la diversità che questo filo si propone di unire è un tesoro inestimabile ma solo se si è capaci di pensare al plurale» …

 

Il 21 marzo scorso, primo giorno di Primavera, è fiorita ALMA, che sta per Associazione Libera Marchigiana Animatori. Un bel giorno, nonostante tutto, nonostante che le Marche sia una delle regioni più colpite dal coronavirus. A promuovere questa nuova associazione è stato Simone Massi, animatore, disegnatore e illustratore, assieme a uno stretto e affiatato gruppo di soci fondatori (Sandro Pascucci, Elisa Mossa, Magda Guidi, Stefano Franceschetti e con Goffredo Fofi e Roberto Catani come presidenti onorari). Al loro fianco decine di artisti e oltre una ventina di soci onorari (tanti i nomi celebri: da Alberto Barbera a Bruno Bozzetto, da Michael Dudok De Wit a Peter Lord, da Lorenzo Mattotti a Michel Ocelot, da Raoul Servais a Koji Yamamura). Un gotha internazionale, ma fortemente radicato in quel territorio, che vede «nell’arte dell’animazione una possibilità di espressione poetica, comunicazione sociale, crescita culturale». Persone e pensieri, scopi e finalità li trovate tutti nel sito www.almanimatori.com.

Simone Massi (1970) è uno dei più bravi autori di cinema d’animazione, riconosciuto internazionalmente, e con i suoi lavori si è conquistato premi importanti, a partire da un David di Donatello e da due Nastri d’Argento. Suoi sono i manifesti di alcune edizioni della Mostra del Cinema di Venezia e sue sono molte sigle cinematografiche e televisive. Tra le sue opere più intense e suggestive: Io so chi sonoAnimo resistenteFare FuocoTengo la posizioneDell’ammazzare il maiale. Per le sue animazioni del film La strada dei Samouni di Stefano Savona, nel 2019 ha vinto il Premio Flaiano.

Con un passato da operaio, a 23 anni s’iscrive alla Scuola d’Arte di Urbino e inizia una carriera prestigiosa ma appartata, orgogliosa della propria poetica, cresciuta sulle profonde radici delle sue origini contadine e sulla memoria dei valori e delle persone che, con la Resistenza, hanno scritto le più belle pagine di questo Paese. Nel 2016 ha ideato Animavì, Festival Internazionale del cinema d’animazione poetico di Pergola, sua città natale, che ha guidato come direttore artistico fino a pochi mesi fa. E ora ALMA.

ALMA è un acronimo che sta per Associazione Libera Marchigiana Animatori… ma è Anima. Come Anima stava anche in Animavì, il festival che hai fondato e dal quale, ora hai preso le distanze. Vuoi dirci perché?
«Perché il festival “doveva” cambiare e nella lunga discussione che ne è seguita sono emersi interessi personali e pressioni che hanno sfasciato il consiglio direttivo. I rapporti di amicizia, stima e fiducia che erano alla base stessa dell’evento si sono disintegrati. L’ultimo anno è stato pesantissimo con una dose industriale di veleni, amarezze e notti insonni a cui si è aggiunta la prospettiva di andare per vie legali. Ideare un evento, portarlo avanti per un lustro come volontario per poi finire in tribunale e rovinarsi la salute, sembra un racconto di Kafka. Così ho fatto un passo a lato e ripreso la mia strada. Una scelta dolorosa ma anche l’unica possibile. Poi c’è sempre qualcuno che non capisce e che chiede agli altri cose che nella vita non sarebbe mai disposto a fare, ma questo va messo nel conto».

Anima, anime, animali… una radice comune. Hai detto in un’intervista a il manifesto: «Forse è giunto il momento di lasciare tutto in mano agli animali». In che senso?
«Era una chiacchierata informale al telefono, si parlava della pandemia e più in generale degli scempi operati dall’uomo. Francamente non ricordo bene in quale contesto ho usato questa espressione ma non è un segreto che amo profondamente gli animali e che, per contro, mi sono vergognato spesso di appartenere alla razza umana».

Giochiamo ancora un po’ con le parole, Alma Mater è un termine che sta per università, una scuola come la Scuola del Libro di Urbino, dalla quale vieni come gli altri fondatori di ALMA. 
Ecco: puoi dirci di che materia e di che spirito è fatto il filo rosso che unisce queste diverse esperienze, questi diversi tempi e queste diverse persone, te compreso?
«È una domanda difficile ma non ho voglia di pensare troppo all’esattezza della risposta, è un periodo complesso, ci si può accontentare anche di parole provvisorie o inesatte. Oggi ti dico: il filo che ci lega è di un rosso vivo ed è fatto di sogno. È di una materia cioè, che a seconda se ci si crede o meno può spostare montagne o può dissolversi con un soffio. Allo stesso modo la diversità che questo filo si propone di unire è un tesoro inestimabile ma solo se si è capaci di pensare al plurale».

Oltre che con il vostro prezioso lavoro quotidiano, con la vostra sincera «resistenza» etica e artistica, con quali iniziative concrete e pubbliche pensate di portare avanti le idee di ALMA?
«In questi giorni, a distanza e con tutti i pensieri che immagini, stiamo ragionando su quello che si può fare in autunno. Sono in cantiere degli eventi, incontri, proiezioni, mostre, pubblicazioni. Sono le prime idee, bisogna verificarne la fattibilità ed essere pronti a cambiarle e a tirarne fuori delle altre».

Un’associazione come ALMA può avere sbocchi produttivi e creare occupazione con studi e laboratori sul territorio?
«È esattamente quello che ci proponiamo di fare e che ci auguriamo succeda, con la consapevolezza che ci vorrà molto tempo e che da soli non si va da nessuna parte. Noi dovremo essere bravi a far capire il vero potenziale del cinema d’animazione d’autore marchigiano poi tutto sarà nelle mani delle istituzioni. Per realizzare progetti così complessi è indispensabile che tutti siano disposti ad ascoltare e a fare la propria parte».

Questi sono giorni difficili per tutti. Quali sono le tue sensazioni e preoccupazioni? Stai disegnando e pensando a nuove cose?
«Penso si sia di fronte a un cambiamento epocale e i pensieri e le preoccupazioni galoppano. Temo un mucchio di cose, dal rischio che il virus si possa ripresentare ogni anno alla possibilità che la crisi possa portare a un ulteriore incattivimento della società. Perché il tessuto sociale è distrutto, da trent’anni siamo divisi, isolati, senza ideali, non ci riconosciamo e non crediamo più in niente. Non siamo più abituati alla rinuncia, al sacrificio, alla povertà. Non abbiamo un decimo dello spirito, dell’umiltà e dell’umanità che contraddistingueva le generazioni che hanno ricostruito l’Italia nel dopoguerra. La pandemia è arrivata mentre dormivamo, come il più vigliacco dei terremoti. Ed ha scompaginato tutto, distrutto ogni certezza. Io avevo cominciato da poco a lavorare al mio primo progetto di lungometraggio. Ho sempre fatto vita da eremita, dovrei essere abituato a stare chiuso in casa e invece no. Da settimane non riesco più a disegnare e a concentrarmi, non riesco a fare niente. Mi rendo conto che in quest’ultima risposta c’è una lunga serie di “non” e sono il primo a dispiacermene. Perché davvero non mi va che l’intervista finisca così com’era cominciata, con l’auspicio che la razza umana si estingua per lasciare il posto agli animali. Allora dico che a me ha aiutato molto pensare ad ALMA, a tutte le belle cose che posso fare insieme a Magda, Elisa, Stefano, Sandro e tutti gli associati. Siamo in cento, abbiamo con noi il gotha del cinema d’animazione mondiale. Ecco, in un periodo oscuro come questo ALMA è stato un raggio di sole e io l’ho afferrato come avrebbe fatto un bambino. L’augurio è che un fascio di luce possa entrare in ogni casa, che ognuno di noi si possa aggrappare a un qualche sogno».