Vado al cinema con mamma e papà adottivi. “Affido Culturale”contro la povertà educativa
Se una famiglia non può permettersi le spese culturali, un figlio e un genitore possono essere “adottati” da una famiglia affidataria per andare al cinema, a teatro o al museo. È il bel progetto dell’Affido Culturale nato a Napoli nel 2002 e arrivato ora anche a Bari, Roma e Modena. In Italia il 12,5% dei minori di 18 anni si trova in povertà assoluta che, in molti casi significa anche povertà culturale. Una bella iniziativa, dunque, per combattere la povertà educativa …

In Italia il 12,5% dei minori di 18 anni si trova in povertà assoluta. Cosa vuol dire? Vuol dire che più di un milione di ragazze e ragazzi non possono permettersi uno stile di vita accettabile. Vuol dire che una famiglia tipo del centro Italia di quattro membri vive, secondo dati Istat, spendendo meno di 1400 euro al mese: affitto, alimenti, vestiario, bollette, medicine e ben poco resta, evidentemente, per le spese culturali.
Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il progetto Affido Culturale. Un’iniziativa coraggiosa partita da Napoli e poi sbarcata anche a Bari, Roma e Modena. L’iniziativa è stata ideata da Ivan Esposito in un pomeriggio del 2002: se una famiglia non può permettersi le spese culturali del figlio allora il ragazzo e un genitore sono “adottati” da una famiglia affidataria. Questa provvede alle spese culturali presso i partner del progetto, per un totale di 29 ingressi da spendere in 14 mesi.
Dal lontano 2002 però bisogna fare un salto di ben diciotto anni. Sì perché solo nel 2020 il progetto ha vinto il bando “Un passo avanti”, messo a disposizione dall’associazione “Con I Bambini“: organizzazione no profit che gestisce il Fondo per il contrasto della povertà educativa. Il 7 aprile 2020, per essere precisi, è partito da “Napoli Affido Culturale dove il numero massimo di 100 famiglie all’anno è già chiuso” – come spiega Esposito – “se il numero è abbondante si scala all’anno successivo, abbiamo già delle famiglie per coprire i prossimi due anni a Napoli e stiamo raggiungendo il tetto massimo anche nelle altre città”.
Ogni città ha un suo capogruppo che si occupa della selezione delle famiglie affidatarie e della gestione dei partner culturali cittadini. Inoltre, occorre precisare che per famiglia si intende un nucleo formato anche da una sola persona, due uomini, due donne, famiglie con figli o non. Dopo aver stretto il Patto Educativo, gli ingressi sono registrati in un’app creata appositamente e pagati attraverso una moneta virtuale, gli E-Ducati.
Due dei progetti più interessanti a Roma coinvolgono la Casa dello Spettatore e la Fondazione Romaeuropa. Il primo è un progetto teatrale in cui si cerca di formare lo spettatore per consentirgli di avvicinarsi con maggior sicurezza alla “lettura” delle arti dello spettacolo; il secondo invece, accoglie i bambini e le famiglie nel programma di REf kids + family, il playground che dal 2017 viene allestito negli spazi del festival Romaeuropa, uno dei quattro top festival in Europa secondo il Wall Street Journal.
Importante è considerare anche un altro aspetto, totalmente nuovo per tipi di progetti simili. Nel Patto Educativo infatti, è coinvolto anche il genitore del bambino/a. Molte di queste famiglie non solo hanno difficoltà economiche, ma anche anche deficit culturali. Sempre secondo i dati Istat, nelle famiglie in cui nessuno dei due genitori è diplomato o anche solo uno dei due lo è, il figlio o la figlia solo nel 10% dei casi si diploma. Inoltre, è da considerare l’effetto familiarità sulla lettura: se i genitori non leggono, solo il 30,8% dei figli prendono in mano i libri. Al contrario, la quota di bambini che leggono sale al 66,9% se entrambi i genitori sono lettori.
L’accesso a musei, serate al cinema o a teatro, molto spesso anche se economicamente possibili per queste famiglie, non sono minimamente contemplate nelle loro abitudini. La povertà culturale quindi, è sì un prodotto economico, ma anche e soprattutto un prodotto sociale variabile: Nord–Sud Italia, Centro–periferie nelle grandi città, opposizione tra i capoluoghi di regione e le altre città sul territorio, cittadini italiani e immigrati, e così via...
Il progetto “Affido culturale” quindi non serve solo ai bambini, ma anche ai genitori. Consente di rompere quel circolo vizioso che allontana le famiglie dalla cultura, per costruire, come detto da Ivan Esposito, “un futuro in cui scambio, dono di sé, fiducia e reciprocità, passione e spirito di iniziativa, attenzione per l’altro e responsabilità, si diffondano nella società e siano di guida per le scelte individuali e collettive”.
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