Thanos contro tutti. Degli Avengers resta ben poco

Campione d’incassi in tutto il mondo, “Avengers Infinity Wars”, continua il suo arrembaggio ai botteghini. E la Marvel continua a travisare se stessa. Eccessivamente ingenua. Eccessivamente seria. Si conferma quell’impressione di assenza di una logica narrativamente coerente e fedele. Il film è intitolato agli Avengers ma fin dalla prima sequenza appare chiaro che il protagonista è Thanos. Nomen omen. O quasi …

Capitan America ha lo sguardo torvo e la barba lunga. Non da hipster, grazie al cielo, e neppure incolta. Ha una barba severa. Da adulto. Una barba che vale più di mille discorsi. Un simbolo di ciò che è divenuto. Meno innocente, meno puro, più scaltro e esperto. In poche parole, la clandestinità lo ha reso uomo. Ed ha qualcosa di straniante visto che ci si riferisce a qualcuno che ha circa cento anni.

Tony Stark è afflitto dalla vita di coppia. Diviso in due come una mela. Non può continuare a conciliare Iron Man con Pepper e con la procreazione. Troppe vite in una sola.

Stephen Strange, il Dottor Strange, s’interroga sugli aspetti pratici dell’esistenza, per esempio come pagare un panino.
Peter Parker, Spider-Man, è giovanissimo, ha tutta la vita davanti e va in gita con la scuola.

Vanda e Visione sono in Scozia. Tentano di risolvere un mistero: come far coesistere un androide con una mutante.
Hulk attraversa il cosmo. Scagliato fuori dalla nave asgardiana e sparato verso la Terra prima che Thanos ponga fine alla sua esistenza.

Vita e esistenza sono il filo rosso che avvolge e su cui è incentrato tutto Avengers Infinity Wars. Specie quelle che il Titano vorrebbe estirpare in tutto l’universo. Per riuscirvi ha una priorità: rintracciare le Gemme dell’Infinito da incastonare nel Guanto dell’Infinito, già apparso in Avengers The Age of Ultron.

Le Gemme, tanto preziose quanto pericolose, possono conferire un potere illimitato con cui estinguere la metà delle forme di vita di ogni singolo pianeta. Per una insondabile coincidenza gli oggetti dei suoi desideri si trovano quasi tutti sulla Terra.

La trama di Avengers è pressappoco questa. Al suo interno prendono vita – e ci risiamo – intrecci più o meno imprevedibili e soprattutto, più o meno sviluppati. La trasposizione in film della saga Infinity della Marvel ha la funzione di raccordare i vari pezzi del puzzle avviato con Iron Man, proseguito con Thor, Capitan America e Spider-Man, una volta reinserito nell’universo espanso e infine in Black Panther. Oltre che nei film con gli Avengers, naturalmente. Una funzione in larga misura disattesa perché nel tentativo di raccordarli tutti la trama si sfilaccia, risultando modestamente più abbozzata che compiuta.

Mentre il film scorre ci si domanda se dopo tutti quei preamboli il risultato raggiunto sia il massimo ottenibile. Domanda che andrebbe posta ai fratelli Anthony e Joe Russo che sono dietro ai progetti Marvel assieme a Jon Favreau. C’è tanto conflitto nell’intreccio. Stark contro Cap. Banner contro Hulk. Thanos contro tutti.

Un Thanos spogliato di quella dimensione metafisica concepita dal suo creatore, Jim Sterlin, agli inizi degli anni Settanta e ridimensionato a cosmico terrorista, visionario e sanguinario. E neppure a dirlo, il conflitto lascia sul campo morti e feriti. Troppi morti e troppi feriti. In prevalenza i primi.

La Marvel continua a travisare se stessa. Eccessivamente ingenua. Eccessivamente seria. Si conferma quell’impressione di assenza di una logica narrativamente coerente e fedele. Se l’età media dello spettatore è dieci anni, ha senso tutta quella cupezza?

Restando all’interno dell’analisi, Avengers Infinity War è più che altro un collage che funziona a intermittenza. Il lipstick sofisticato di Iron Man si combina a forza col registro scanzonato ai limiti del volgare di Guardiani della Galassia.

L’atmosfera giovanile di Spider Man – che non può essere così giovane rispetto a Tony Stark. Trent’anni di differenza sono decisamente troppi – s’infrange contro il rigore di Capitan America. Lo stesso Thor, dopo la virata trash subita in Ragnarok, è collocato in una zona franca, sospeso tra sciatteria e nobiltà.

Bruce Banner sembra un’idiota e di certo la vocina del doppiaggio italiano non lo rende meno scialbo. Stupisce l’arrendevolezza di Visione che viene riempito di botte dall’inizio alla fine, senza tregua, come sorprende pure l’inefficacia del Doctor Strange. Insomma, tutto si risolve in una biblica pioggia di cenere. Il film è intitolato agli Avengers ma fin dalla prima sequenza appare chiaro che il protagonista è Thanos. Nomen omen. O quasi.