Quei “Milionari” così già visti…
In sala dall’11 febbraio per Europictures il nuovo film di Alessandro Piva, ispirato al romanzo del giudice Luigi Cannavale. Ascesa e caduta di un camorrista elegante e fascinoso, che sconta l’overdose di Gomorra…

C’è un libro dietro I milionari, quarto film di Alessando Piva, autore pugliese il cui esordio, La capa gira, ormai diciasette anni fa, lo fece entrare a pieno titolo tra le “giovani promesse” del cinema italiano.
Il libro è I milionari. Ascesa e declinio dei signori di Secondigliano (Mondadori, Strade blu), scritto dal pm Luigi Cannavale le cui indagini smantellarono il potente clan Di Lauro e dal giornalista Giacomo Gensini. Una storia di camorra, dunque, l’ennesima, che racconta dal punto di vista di un pentito la lotta tra clan rivali. Ragazzini dei vicoli napoletani dei Settanta, cresciuti nella violenza e arrivati a gestire negli ultimi vent’anni, gli immensi traffici di cocaina e del gioco d’azzardo, attraverso spietati regolamenti di conti. Costretti poi a cedere sotto i colpi delle inchieste giudiziarie, destinate poco a poco, a segnare il loro inesorabile declino.

Alessandro Piva che il “crimine” l’ha declinato in varie “salse” in tutti i suoi film (dalla piccola delinquenza dell’esordio, passando per la commedia Mio cognato, a quella più noir e sorprendente di Henry), stavolta si avventura in un vero “romanzo criminale” che sconta, però, innanzitutto, l’overdose di genere, non solo di Gomorra, la serie, ma anche di Suburra (anche qui alla base il libro del magistrato-scrittore De Cataldo in coppia col giornalista Carlo Bonini), nonostante le differenze di stile e contesto.
La storia del film, come nel libro è quella dell’ascesa e caduta di Alendelon (col volto di Francesco Scianna), piccolo criminale napoletano che si farà le ossa a colpi di pistola, diventando il luogotenente del potente boss locale, per poi veder distrutto il suo “impero”, finire in carcere e diventare collaboratore di giustizia. Dimostrando, insomma, che il crimine non paga.
Affiancato da una moglie (Valentina Lodovini) innamorata del lusso, ma decisa a tenere fuori dagli affari del marito la famiglia, Alendelon ripropone il consueto modello del criminale fascinoso, dal volto umano e dalle aspirazioni borghesi, senza trovare una sua originalità.
Vero è che I milionari ha subito una genesi rocambolesca (presentato nel 2014 alla Festa di Roma è stato poi rivisto e corretto con un nuovo montaggio) che ne ha ritardanto l’uscita in sala. Ma non basta per giustificare il senso di “già visto” del film.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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