Senza Bernardo Bertolucci. Il poeta che si fece cineasta, immaginando letteratura
Bernardo Bertolucci è morto a 77 anni nella sua casa romana dopo una vita intensa e appassionata. Poesia e letteratura sono stati il suo nutrimento fin da ragazzino col padre Attilio, grande poeta del Novecento. Eppure lui sceglie un’altra strada, il cinema. E da cineasta continua a nutrirsi di letteratura e poesia ma le trasforma in immagini. L’incontro con Pasolini, poi Moravia e tanti altri scrittori da cui ha tratto i suoi film. Qui una bella riflessione di un giovane scrittore, Orso Tosco …

“In un giorno d’autunno che dipana/ quieto i suoi fili di nebbia nel sole/ il gioco si è fermato d’improvviso,/ ti ha lasciato solo dove la strada finisce/”.
A settantadue anni da quando Attilio Bertolucci dedicò al figlio la poesia Bernardo a cinque anni, quei versi sembrano essersi infine avverati. La strada e il gioco di Bernardo Bertolucci finiscono, a Roma, dopo una vita intensa e appassionata.
Figlio di un grande poeta e di una provincia, quella parmense, che resteranno inscritte in lui in profondità, quasi a creare un ulteriore codice genetico, Bertolucci inizialmente sembra destinato a seguire le orme paterne. Appena ventenne pubblica la raccolta di versi In cerca del mistero con cui si aggiudica il Premio Viareggio per la poesia nel ’62.
Generalmente, coloro i quali ricevono in dono la pericolosa fortuna di avere come genitori degli artisti celebrati e ammirati, si trovano dinnanzi a un bivio: seguire il percorso già intrapreso dai genitori, rischiando di scontare insuperabili e asfissianti termini di paragone, oppure provare a dedicarsi a tutt’altro, emanciparsi cambiando radicalmente il proprio territorio di competenza. Bernardo Bertolucci sceglie, invece, di intraprendere una terza e più originale via, una via che gli consente di proseguire e al contempo di tradire l’influsso paterno.
Da poeta si trasforma in cineasta. Da cineasta continua a nutrirsi di letteratura e poesia ma le trasforma in immagini. Per sottolineare di aver scelto come propria cifra stilistica un continuo dialogo tra parola scritta e immagine, inizia la propria carriera come assistente di un altro grande poeta divenuto cineasta, Pier Paolo Pasolini.
Proprio Pasolini firmerà il soggetto e la sceneggiatura del suo esordio alla regia, La commare secca. Ma affrancarsi dall’influenza paterna, per poi finire nell’orbita di un poeta e regista ancora più ingombrante non fa per lui. Bertolucci cresce e cambia pelle, cerca la propria identità.
Il tentativo di trovare se stesso è in lui sempre legato alla necessità di non accontentarsi mai. Trovare per oltrepassare, questa sarà una delle cifre stilistiche della sua carriera. Non a caso i suoi personaggi sono spesso costretti a fronteggiare avvenimenti più grandi di loro, sono persone che dinnanzi alle svolte o alle scelte che la Storia impone, si ritrovano scissi, portatori di molteplici nature in conflitto tra loro, incapaci di trovare una risposta univoca alle richieste della vita perché le risposte sono a loro volta molteplici e, sovente, conflittuali.
Dominato da una natura scissa in due è anche il suo rapporto con la letteratura. Istintivamente, per formazione culturale e familiare, Bertolucci si rivolge alla letteratura in cerca di spunti e nutrimento ma, una volta trovato ciò che gli serve, è come se avvertisse l’esigenza di forzare il modello a cui si è ispirato, di tradirlo, e non per mancanza di rispetto bensì per il motivo opposto, per meglio comprenderlo; tradirlo per poterlo amare, rispettare e celebrare con maggiore forza.
Questa sua particolarissima inclinazione, rischiosa ed eccitante, emerge con chiarezza da tutte le sue pellicole d’ispirazione letteraria, a partire da Strategia del ragno, tratto da Borges, passando per Il conformista di Moravia, o il Tè nel deserto di Paul Bowles, senza dimenticare i racconti di Susan Minot (Io ballo da sola) e di James Lasdun (L’assedio), per arrivare all’ultimo lungometraggio, Io e te, tratto da Niccolò Ammaniti.
Se confrontate con i romanzi da cui sono tratte, le trasposizioni di Bertolucci hanno la rara capacità di risultare fedeli nel tradimento. Questo perché le modifiche e le infedeltà compiute riescono ad apparire necessarie, verrebbe da dire inevitabili, rappresentando infatti un’opera di assimilazione senza la quale, l’esito cinematografico finirebbe con l’essere nient’altro che un mero tentativo di traduzione. A Bertolucci non interessa tradurre o trasporre, ma assimilare e rielaborare.
Figlio di poeta, istintivamente, non può che dialogare con la tradizione letteraria e poetica come si trattasse di un elemento intimamente legato al proprio vissuto, ancor prima che alla tradizione artistica.
A questo proposito è preziosissima la seguente testimonianza raccolta da Tiziana Lo Porto, brano che fa parte della postfazione della raccolta di interviste, Cinema per la prima volta, edito da Minimum Fax. Un passaggio d’uno scritto di Bernardo Bertolucci del 1984 cita una poesia del padre Attilio dedicata alla madre. Dice: «Tu sei come la rosa bianca in fondo al giardino, le ultime api l’hanno visitata». A seguire Bernardo aggiunge: «Se io arrivavo in fondo al giardino, che era piccolissimo, trovavo la rosa bianca. È un esempio di come la poesia, per me, non è mai stata qualcosa di legato alla scuola, come capita un po’ a tutti. Aveva piuttosto a che fare con la mia casa, il mio paesaggio quotidiano».
Molto probabilmente è proprio questa sua vicinanza quotidiana e infantile alla poesia che gli ha permesso di essere al tempo stesso così italiano e così internazionale. Perché soltanto la poesia, come la grande letteratura, permette la coesistenza simultanea di elementi tanto privati con altri elementi spiccatamente universali.
Difficile trovare ringraziamento e commiato migliore per Bernardo Bertolucci, delle belle parole di Paul Bowles contenute nel Tè nel deserto: «Una stella nera appare, un punto oscuro nel chiarore del cielo notturno. Luogo oscuro e punto di passaggio verso il riposo. Tendi la mano, trapassa il fine tessuto di questo cielo protettivo, riposa».
Orso Tosco
Scrittore. Nato il 24 Dicembre del 1982, ha esordito nel 2018 con il romanzo "Aspettando i Naufraghi" (Minimum Fax) e nel 2019 con la raccolta di poesie "Figure Amate" (Interno Poesia).
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