Attraverso i loro obiettivi. Un laboratorio di cinema a Gaza per raccontare il quotidiano delle donne
Si chiama “Through Their Lenses” ed è il nuovo laboratorio di cinema rivolto alle donne palestinesi che si svolgerà nella Striscia nell’ambito del Gaza International Festival for Women’s Cinema a partire dall’8 marzo. Saranno 20 le tirocinanti che racconteranno “attraverso i loro obiettivi” le loro storie e il loro quotidiano, realizzando dei cortometraggi. Di seguito Milena Fiore – tra le professioniste coinvolte nel progetto – anticipa obiettivi e modalità del laboratorio di cui parlerà a “Visionarie” sabato 31 gennaio (ore 15) nell’ambito dell’incontro sul cinema resistente palestinese …

Vivere a Gaza per una donna oggi significa dover affrontare ogni giorno la guerra che non dà tregua, il blocco militare israeliano che limita ogni movimento, il martirio di persone care, i traumi, la povertà, le difficoltà nell’accesso ai servizi fondamentali. Significa convivere con la violenza e la paura, e con l’impossibilità di scegliere il proprio futuro. Tutto questo è l’eredità di una lunga storia di privazione e sradicamento che parte dalla Nakba del 1948, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono espulsi dalle loro terre, dando origine a una condizione di esilio, frammentazione e resistenza che ancora oggi segna profondamente la vita delle donne e delle famiglie palestinesi.
Ma essere donna a Gaza significa anche dover lottare contro una visione imposta dall’esterno, fatta di stereotipi, di rappresentazioni superficiali, che riducono le persone a categorie semplicistiche e rischiano di privare le donne di Gaza della loro soggettività e della possibilità di raccontare la propria storia ed essere viste nella loro piena umanità e nella loro capacità di resistere, sognare, creare.
“Through Their Lenses” nasce all’interno del Gaza International Festival for Women’s Cinema proprio per dare forza a questa resilienza. Il Festival stesso è stato un simbolo potente: la sua prima edizione si è svolta dal 26 al 31 ottobre 2025, tra le macerie di Deir Al-Balah, nel centro di Gaza, sotto le bombe israeliane che violavano il cessate il fuoco. Grazie alla determinazione del regista e ricercatore palestinese Ezzaldeen Shalh e del team promotore e alla collaborazione con il Ministero della Cultura palestinese e numerose realtà culturali locali e internazionali (tra loro anche queste pagine web), la manifestazione, organizzata con lo slogan “Donne leggendarie durante il genocidio”, ha voluto affermare che Gaza ama la vita, nonostante tutto.
Il Festival ha reso omaggio alle figure femminili che hanno contribuito alla lotta popolare palestinese, come la regista Khadijeh Habashneh e la regista libanese Jocelyne Saab, e ha ricordato la prima Conferenza delle Donne Palestinesi svoltasi a Gerusalemme nel 1929, un evento storico che segnò la nascita del movimento femminile palestinese organizzato, quando donne provenienti da tutta la Palestina si riunirono per reclamare diritti, autodeterminazione e giustizia per il proprio popolo contro l’occupazione inglese.
La giuria ha visto la partecipazione di artiste e intellettuali di grande rilievo come Annemarie Jacir, Céline Sciamma, Jasmine Trinca, Graziella Bildesheim, Monica Maurer e molte altre. L’evento si è aperto con la proiezione di The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, che racconta la storia della bambina uccisa insieme alla sua famiglia mentre tentava di fuggire da Gaza City, esattamente due anni fa, il 29 gennaio 2024; una delle tante storie che incarnano la condizione dell’infanzia palestinese profondamente segnata dalle bombe, dai cecchini e dai carri armati israeliani che irrompono nelle case, nelle scuole, nei sogni.
Nonostante le enormi difficoltà logistiche, la paura di muoversi, la scarsità di risorse, il Festival ha rappresentato un momento straordinario di rinascita culturale.
È in questo contesto che “Through Their Lenses” offre un percorso di sei mesi, gratuito, a venti giovani donne di Gaza (si svolgerà a Nusirate, nel cuore della Striscia) attraverso il quale saranno accompagnate dall’ideazione fino alla realizzazione di cortometraggi, attraverso laboratori di sceneggiatura, ripresa ed editing sia in presenza che online. Ogni partecipante sarà incoraggiata a interrogarsi, a mettersi in discussione e avere la possibilità di raccontare la verità, anche quando è complessa. Il 31 gennaio e il 1° febbraio avverrà la selezione delle tirocinanti. L’8 marzo, nella Giornata internazionale della donna, partirà il laboratorio.
Il cinema diventa così uno strumento di resistenza, anticoloniale e femminista, un modo per portare al centro le voci che si vorrebbero ai margini, trasformando il racconto individuale in forza collettiva.
Attraverso questi film, le giovani donne di Gaza potranno contribuire a costruire una memoria visiva e condivisa, capace di raggiungere le comunità, i campi profughi e, grazie al Gaza International Festival for Women’s Cinema, anche realtà cinematografiche internazionali. I loro film si inseriranno così in una lunga tradizione palestinese di resistenza visiva e narrazione autonoma, in cui il cinema assume un significato politico di affermazione e autodeterminazione.
Come descritto nel libro Gaza on Screen a cura di Nadia Yaqub, la resistenza visiva a Gaza si manifesta spesso attraverso forme sommerse, capaci di eludere la sorveglianza coloniale e di muoversi tra la necessità di raccontarsi e quella di proteggersi. Questi film e materiali visivi, realizzati anche durante gli assedi e le incursioni militari, documentano la vita quotidiana nei quartieri colpiti. Sono spesso girati con i cellulari e diventano testimonianze “fuggitive” che circolano nelle reti sociali. Sono immagini che, pur nella loro apparente precarietà, possiedono un profondo valore simbolico e politico. Raccontano la quotidianità di un’esistenza e di una resistenza silenziosa, diffusa, capace di sfidare la narrazione dominante e di affermare una verità altra. Una vera e propria “ecologia visiva” alternativa, che si oppone alla logica del controllo e della censura.
Queste pratiche di produzione e condivisione di immagini di resistenza sono fondamentali. Raccontare la Palestina attraverso gli occhi delle donne significa oggi mostrare forza, speranza e dignità. Significa affermare con determinazione: “Non siamo solo vittime o spettatrici: siamo protagoniste”. Solo così è possibile uscire dall’invisibilità, rompere gli stereotipi e scardinare le distorsioni mediatiche che troppo spesso oscurano la realtà.
Le partecipanti al progetto “Through Their Lenses” saranno capaci di aprire nuovi orizzonti, sia all’interno della società palestinese che di fronte alla comunità internazionale. A noi spetta il compito di non lasciarle sole, di accompagnarle in questo difficile percorso e rilanciare le loro voci e le loro creazioni artistiche.
Milena Fiore
Milena Fiore è responsabile dell'area tecnica della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD). E fa parte dell'Assemblea dei garanti. Opera come video editor e digital archive technician. Ha curato il montaggio di numerosi progetti a carattere storico, politico e sociale, oltre che di live performance. Si occupa anche di formazione e laboratori audiovisivi, in particolare con l'associazione CroMA. Attualmente sta lavorando al film "Shooting Revolution" di Monica Maurer.
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