Buon compleanno Citto. Novantadue anni da maestro di cinema e di battaglie

Il 9 dicembre del 1930 nasceva a Roma Citto Maselli, regista e intellettuale comunista che ha fatto la storia del nostro cinema immerso nella stessa storia del Novecento. Non solo sullo schermo ma anche battendosi in prima fila con l’Anac, nella difesa del cinema d’autore, fondando nel 2004 le “Giornate degli autori” a Venezia. Battendosi per la libertà d’espressione e, in tempi recenti, contro la censura più feroce, quella del mercato. Per l’occasione rilanciamo l’intervista fatta con lui in occasione dell’omaggio-tributo che gli ha dedicato la Mostra di Venezia 78 …

 

C’è quasi tutta la storia del 900 e dei suoi grandi protagonisti nella vita di Citto Maselli magnifico novantaduenne – compiuti il 9 dicembre –  e “patito comunista italiano”, secondo l’ironica definizione d’antan di Ennio Flaiano che lui stesso rievoca divertito raccontando, per l’occasione, il suo quasi secolo d’artista.

“Il cinema d’autore – attacca subito – è stato la caratteristica principale del cinema europeo. Mentre negli Usa si è formata la più potente cinematografia commerciale per il grande pubblico, l’Europa ha puntato su quel cinema che, attraverso lo sguardo dell’autore, sa offrire una lettura critica della realtà, aiutando a capirne gli aspetti più complessi. Come fa l’arte in generale del resto. Il primo film dei Lumière, non dimentichiamo, è l’uscita delle operaie dalla fabbrica. Le questioni sociali e il loro racconto sono presenti alla nascita del cinema”.

Ed hanno camminato con lui. Jean Gabin magnifico eroe proletario, per esempio, “ha segnato la grande stagione di quello francese degli anni Trenta con Jean Renoir, Marcel Carné, Julien Duvivier. L’Italia del Neorealismo ha prodotto capolavori come Sciuscià, Ladri di biciclette e la Terra trema, il più grande film della storia. Eppure il cinema d’autore – prosegue Citto – non è per forza drammatico. Basta pensare a Chaplin e a Tempi moderni“. Ma anche al racconto sociale dell’Italia di Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola, Ugo Gregoretti.

“Certo io le corde della commedia – aggiunge Maselli – non ce l’ho mai avute. E l’ho capito molto bene coi miei due unici tentativi: Fai in fretta ad uccidermi … ho freddo! e Ruba al prossimo tuo. Quando Flaiano ha visto il primo si è messo a letto malato”.

Lo sceneggiatore di Fellini, invece, era stato suo sodale nella stesura dei dialoghi de Gli sbandati (1955). Già in quel sorprendente esordio d’autore, Citto venticinquenne (aiuto di Visconti e Antonioni) aveva calato i suoi assi con una storia resistenziale in cui la critica alla borghesia e i potenti ritratti femminili, emergevano come cromosomi di un DNA che non avrebbe mai tradito. Regalando di lì ia poco capolavori come I delfini o Gli indifferenti dal romanzo d’esordio di Alberto Moravia.

Erano anni in cui gli autori erano un gruppo di amici al bar (o al ristorante da Otello la storica trattoria romana), di quelli però che avrebbero riempito le antologie del Novecento. Pittori, scrittori, registi, sceneggiatori tutti insieme appassionatamente confrontandosi sul mondo e sul suo racconto. Cesare Zavattini, Alberto Moravia, Ermanno Rea, Italo Calvino, Emidio Greco, Gillo Pontecorvo, Ettore Scola, Renato Guttuso, Giorgio Arlorio, Carlo Lizzani, Furio Scarpelli, Giovanna Marini, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Giliano Montaldo e ancora Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni e Flaiano che a tutti loro si divertiva a dare i nomignoli.

E Citto Maselli fra gli altri. Lui che era cresciuto con Pirandello in famiglia (a lui deve il diminutivo di Citto al posto di Francesco) nel salotto intellettuale di papà Ercole, critico letterario de Il Messaggero, frequentato da Massimo Bontempelli, Corrado Alvaro, Silvio D’Amico, Guido Piovene, Emilio Cecchi, Rosso Di San Secondo non doveva cambiare direzione più di tanto. Tra gli artisti c’era nato. L’aggiunta fu la politica.

La militanza nel partito comunista, del resto, era già cominciata da studente, al liceo Tasso di Roma durante il fascismo insieme a Luigi Pintor, Aggeo Savioli, Luciana Castellina, Alfredo Reichlin, Sandro Curzi. Il cinema, quello d’autore – spiega – “è stato il naturale strumento per raccontare il mondo attraverso la lente del pensiero politico”.

Ma mai dogmatico, né tantomeno di propaganda. Nessuno come Citto Maselli, infatti, è stato il cantore critico del Pci e della sinistra tutta, capace di raccontarne contraddizioni e tradimenti (Lettera aperta a un giornale della sera, Il sospetto, Le ombre rosse).

La sua è una miltanza a tutto tondo che nel clima infuocato del ’68 lo spinge in prima fila nelle contestazioni della Mostra di Venezia, lo rende anima e motore dell’Anac, la storica associazione dei cineasti di cui è tra i fondatori e per anni presidente, lo porta a mettere la sua firma sul rivoluzionario statuto della “nuova” Biennale. E ancora, nel, ’72 a dar vita alle “Giornate del cinema italiano” a Venezia, a cui seguirà, nel 2004, la nascita delle “Giornate degli Autori” pensate insieme a Emidio Greco e arrivate felicemente alla 19esima edizione. E dove, grazie al suo fondamentale sostegno, ha trovato casa il nostro premio cine-letterario Bookciak, Azione!

“Il cinema d’autore – spiega ancora – ha avuto la sua battuta d’arresto con l’avvento del pensiero unico, la finanza globalizzata e il suo dominio su tutto”. Tematiche del resto già anticipate nel suo lucidissimo Cronache del terzo millennio (1996). “Gli autori oggi non hanno più forza, non ci sono leggi che tutelino il cinema d’autore, la cultura in generale e lo sguardo critico di cui invece c’è un gran bisogno”.

Eppure conclude Maselli nonostante tutto e tanto più con la sterzata a destra a cui stiamo assistendo “da Seattle a Genova, all’America Latina del socialismo del XXI secolo assistiamo alla nascita di tanti piccoli movimenti, piccole monadi che testimoniano la volontà e la neccesità del cambiamento. Di una società non più dominata dal potere economico e dalla divisione in classi. Una speranza per il futuro, insomma, che io chiamo comunismo”.

Buon compleanno Citto!