C’è troppo mascara sulle “Cime tempestose”. Il giocattolone pop di Emerald Fennell arriva in sala
Nei cinema dal 12 febbraio (per Warner Bros. Pictures) “Cime tempestose” – con le virgolette – il nuovo atteso film della regista britannica Emerald Fennell che si cimenta con l’adattamento del celebre “spietato romanzo di famiglia” di Emily Brontë. Nella parte degli “amanti dannati” i divi sexy Jacob Elordi e Margot Robbie. Una rilettura che trasforma il dramma in favola sexy pop, con ricchezza di arredi e look da sfilata. Per una colossale operazione di marketing abbinata a San Valentino …

È un film di dettagli la nuova rilettura, l’ennesima, di Cime tempestose della britannica Emerald Fennell. L’erezione di un impiccato in apertura, sottolineata dalle risate dei ragazzini fra la folla plaudente davanti al patibolo. Altra erezione, stavolta, di lui, il moretto più sexy venuto dall’Australia, Jacob Elordi – Heathcliff, nascosta dalle braghe certamente – come la precedente – ma sottolineata dall’elegante passaggio della sua mano dopo il contatto non proprio furtivo con lei, l’ex Barbie di Greta Gerwig e qui sorta di Biancaneve sexy, Margot Robbie.
Ci sono ancora un “quaderno dell’amicizia” con fiorellini e vulve in varie salse e colorazioni, compresa quella che aprendo le pagine si erge impertinente verso la lettrice, l’oggetto del desiderio un po’ di tutti, sempre Cathy Earnshaw, l’eroina dell’acclamato e unico romanzo di Emily Brontë. E ancora – se non ce ne sono sfuggiti altri – un ricamo a punto croce con dei bei fiori immersi in un vaso, stavolta a forma di pene.
Per l’insieme, gli amplessi veri e propri cuore e ragione stessa del film, si deve attendere oltre i sessanta minuti, quando gli “amanti dannati” consumeranno finalmente il loro desiderio covato per anni, focosi, appassonati e rigorosamente vestiti (non scivola neanche una spallina). Cathy e Heathcliff immortalati sotto la pioggia, nella ricca magione del ricco marito di lei, nelle carrozze di lui e nella brughiera di tutti. Mentre fin li neanche un bacetto ma solo “dettagli” en attendant.

È questo lo scandalo annunciato. Quello promesso dalla potente macchina mediatica Warner Bros. Pictures che porta nelle sale planetarie, in occasione di San Valentino il 12 febbraio, l’atteso nuovo “Cime tempestose“. Altro dettaglio – a proposito – le virgolette nel titolo stanno a ribadire la libertà dell’adattamento di Emerald Fennell, già premio Oscar per il revenge movie al femminile, Una donna promettente, e qui anche sceneggiatrice e produttrice (insieme alla stessa Margot Robbie e con Lie Still e MRC Film) di questo giocattolone sexy-dark a tutto uso e consumo di social e mondi digitali.
80 milioni di dollari di budget come il trumpiano documentario su Melania, più partner e sponsor di vario ordine e grado. Da un ente promozionale del turismo britannico (VisitBritain con Starring Great Britain) per favorire le visite in Yorkshire, dove tra le brughiere tempestose la giovane e più solitaria delle tre sorelle scrittrici Brontë ha vissuto e ambientato il suo romanzo; fino qui in Italia, dove Einaudi riporta in libreria una nuova versione del libro con cover dedicata (traduzione di Monica Pareschi)
e un saggio di Virginia Woolf, mentre un celebre marchio di make-up milanese, affianca l’uscita del film col mascara che promette “ciglia tempestose”.
Chi lo scandalo lo ha fatto davvero, in piena epoca vittoriana, è stato il romanzo. Pubblicato nel 1847 con lo pseudonimo maschile di Ellis Bell (svelato solo alla morte della scrittrice), Cime tempestose racconta di fatto un amore tossico, di dipendenza e dannazione in un contesto razzista e classista che all’epoca raccolse il disprezzo della critica e in seguito la entusismò. “Si tratta di una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni” commentava ai suoi giorni un affascinato Giuseppe Tomasi di Lampedusa che di affreschi familiari se ne intendeva.
Questo della Brontë è uno “spietato romanzo di famiglia” in cui è la stessa famiglia ad essere nociva, dove Cathy non è certo l’angelo del focolare ma la donna determinata che fa la scelta di classe sposando il ricco ed altolocato Edgar Linton. Dove Heathcliff, il trovatello (forse rom, forse figlio di uno schiavo) adottato dal padre di Cathy, ha il profilo del perfetto femminicida dei nostri giorni, possessivo e assetato solo di vendetta di fronte al tradimento di lei. Tornato ricco e spietato continuerà (ad amare) e perseguitare Cathy che, a breve morirà sopraffata dal dolore dando alla luce una bambina. Il matrimonio con la sorella del rivale in amore – il ricco Edgar Linton -, la povera Isabelle vittima di tutta la sua brutalità (comprese le botte), sarà solo il primo passo della sua vendetta che ricadrà anche sulla generazione futura.
Altro che una love story romantica per San Valentino. Emerald Fennell, per renderla tale, la fa più breve e più buonista. Immergendo il dramma in un contesto da fumettone gotico e favola pop, al sapore di Tim Burton. Già sperimentato, del resto, nel precedente Saltburn.
Heathcliff non è il mostro perverso della Brontë ma alla fine un focoso innamorato (anche il matrimonio per vendetta con Isabelle qui è un divertito scambio sadomaso su richiesta) che approfitta quanto può delle grazie della sua bella, nonostante il marito di troppo. Tutto si chiude alla morte di lei. Niente fantasmi per la brughiera, niente voci nel vento come nella prima versione del romanzo portata al cinema da William Wyler nel 1939, con Merle Oberon e Laurence Olivier e che resta, nonostante le infinite “copie”, la versione di riferimento.
La regista britannica punta piùttosto sui sontuosi look da passerella, i trucchi e parrucchi sfavillanti, i décolleté generosi di Margot Robbie (costumi di Jacqueline Durran) e il décor curatissimo e pop (lo firma Suzie Davies) di cui le appuntite, nerissime (come il mascara) e lugubri cime tempestose, sono il leitmotiv. Un giocattolone gotico, un fumetto dark e sexy dicevamo. Sì, e sicuramente più adatto all’influenzato mondo dei social che di “ciglia tempestose” se ne intende, che al cinema. Quello apprezzato di Emerald Fennell che fin qui si era guadagnata il titolo di autrice e femminista.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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