Come reinventarsi la vecchiaia. Ecco i pensionati expat italiani di “Residence Hammamet” in sala
In sala dal 5 giugno (per OWNAIR) “Residence Hammamet – Il maktub secondo mia madre” di Salvatore Allocca. Il regista romano riesce a raccontare, attraverso la storia sua e di sua madre, il mondo dei pensionati italiani all’estero con uno sguardo ironico e curioso. La spinta a partire sono spesso i vantaggi fiscali che molti paesi offrono – qui siamo in Tunisia -, ma ancora più forte è il desiderio di una nuova avventura finché ci sono le forze. La comitiva di expat italiani si racconta e ascoltando ti viene il dubbio che il nostro Paese, di certo non generoso con i giovani, non sia neanche un paese per vecchi …

Che cosa fai se tua madre, passati i settant’anni se ne va da sola a vivere in Africa e non ha nessuna intenzione di tornare? Anzi ti racconta di aver trovato un uomo molto più giovane di lei che è diventato la sua nuova famiglia. Il figlio di Antonietta, così si chiama l’impavida pensionata, decide di andarla a trovare e vedere che succede. E dato che si tratta Salvatore Allocca, 43 anni, regista romano che ha già raccolto premi e riconoscimenti, si porta dietro anche una troupe. E così per primo riesce a raccontare, attraverso la storia sua e di sua madre, il mondo dei pensionati italiani all’estero con uno sguardo ironico e curioso.
Con Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre Salvatore Allocca già premiato nel 2006 per Cracker e nel 2018 al festival di Venezia per La Gita si misura con il documentario. Presentato alla scorsa Festa di Roma, esce il 5 giugno in sala.
Protagonisti dei 76 minuti del documentario sono proprio lui Salvatore Allocca e Antonietta D’Andria. Cercando di capire sua madre Salvatore si accosta e ci mostra il mondo degli expat che nessuno si era mai preso la briga di avvicinare.
Impietoso ma anche tenero quello che il documentario svela non è un Eden, ma un gruppo di persone, a volte stravaganti, tutte capaci di reinventarsi quando sembrava impossibile.
Il Maktub che appare nel sottotitolo del film è una parola araba che letteralmente vuol dire ciò che è scritto, insomma il destino. Proprio quello a cui Antonietta e i suoi amici hanno deciso di dare un’aggiustata. La spinta a partire sono spesso i vantaggi fiscali che molti paesi offrono, ma ancora più forte è il desiderio di una nuova avventura finché ci sono le forze, e in un paese come la Tunisia, che ha inverni miti, è ospitale e costa meno del nostro, c’è la possibilità di qualche comodità in più. C’è chi racconta di aver preso la decisione dopo aver perso la moglie, chi è stato spinto dai debiti, chi semplicemente dal desiderio di avere una nuova occasione.
“Qui è un’altra vita – racconta uno degli amici di Antonietta che si gode il sole e i bagni di mare ad ottobre – siamo molto più coccolati, qui la vita ci tratta bene”.
E dopo un poco che ascolti ti viene il dubbio che il nostro Paese, di certo non generoso con i giovani, non sia neanche un paese per vecchi
La domanda sul maktoub che Salvatore va facendo a tutti quelli che incontra ricavandone a volte bei racconti inaspettati, a volte semplici canzonature, è il filo conduttore del film. Spiega ancora Antonietta “Dopo una vita attiva al tribunale amministrativo di Napoli non mi ritrovavo nel ruolo passivo della pensionata” rischiava la depressione. “Io – racconta ancora mentre fa acquisti al mercato – sento l’impulso che mi dice dentro cosa devo fare e cambio sempre il mio destino”.
E nel film ce la mostra allegra mentre si cambia le scarpe, incontra amici italiani e tunisini, spiega alla sarta come vorrebbe il taglio del nuovo abito, si gode una gita in barca tra le braccia di un nuovo amore, canta finalmente al Karaoke dopo che per una vita le hanno dato della stonata. È una rinascita non facilissima da accettare per un figlio. “All’inizio”, rivela Antonietta, ” mi aveva preso per matta”. Arriva un momento nella vita in cui il ruolo tra genitori e figli si inverte e sono i più giovani a preoccuparsi per i vecchi. “Quante cose vuoi fare mamma?” Chiede Salvatore ad Antonietta che sta pensando di organizzare un viaggio“.
Nuovi amici, a volte nuove attività: c’è chi canta, chi suona nei locali, chi insegna l’italiano ai tunisini, chi offre servizi immobiliari o sanitari alla comunità degli expat.
Il documentario riesce a mostrare fino in fondo l’Erasmus dei vecchi senza giudicare, mentre madre e figlio si avvicinano.
Le musiche sono di Francesco Cerasi, la fotografia di Leone Orfei, il montaggio di Elisabetta Abrami.
Qui il calendario aggiornato delle proiezioni.
Carla Chelo
Giornalista. Ha lavorato all'Unità, al settimanale Diario e in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica, Alice Werblowsky e da sola una guida sul verde in città: "Milano, Parchi e giardini", Touring club italiano.
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