Dall’alto in basso. Storia doc di Pastorel il fotografo di Mussolini che non si piegò al duce
In concorso al Torino FilmFest appena concluso, “Controluce” film documentario di Tony Saccucci, esperto narratore di vicende storiche italiane. Qui a partire dal libro di Vania Colasanti (Marsilio) ricostruisce la vita di Adolfo Porry-Pastorel, il padre di tutti i fotoreporter nonché fotografo di Mussolini di cui ha testomiato ascesa e caduta, ma anche rivelato la goffa messinscena del duce in maniche di camicia che prende parte alla bonifica dell’Agro pontino. Sua è anche la foto del ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti vicino a Riano Flaminio, trucidato dai fascisti …

Presentato al Torino Film Festival in Concorso Documentari, il nuovo film di Tony Saccucci prodotto e distribuito da Luce Cinecittà, Controluce – liberamente tratto dal libro Scacco Matto. La stravagante vita di Adolfo Porry-Pastorel, il padre dei fotoreporter italiani di Vania Colasanti (Marisilio 2013), co-autrice della sceneggiatura –, è innanzi tutto un interessante esperimento di “ibridazione” fra materiale d’archivio e cinema di finzione.
È così infatti che il bravo Michele Eburnea, interprete peraltro somigliantissimo di Adolfo Porry Pastorel, viene immesso direttamente nelle scene di repertorio diventandone protagonista in prima persona.
Adolfo Porry Pastorel, nome finora quasi sconosciuto ai contemporanei, è il fotografo che nella prima metà del secolo scorso segnò la strada della cronaca fotografica di strada e di attualità, facendo da pioniere ai paparazzi e ai fotoreporter capaci di trovarsi sempre al momento giusto nel posto giusto.

Quanto mai opportuna la riscoperta di un personaggio del genere, perché fu lui il primo, almeno in Italia, a rivelare la tecnica e i segreti di una fotografia capace di rispecchiare la realtà tumultuosa di quegli anni ma anche di modellarla a proprio uso e consumo. Il caso, ma soprattutto la bravura, lo fecero assurgere al titolo di “fotografo di Benito Mussolini”, del quale con la sua agenzia V. E. D. O. (Visioni Editoriali Diffuse Ovunque) testimoniò per immagini l’ascesa, la conquista del potere e l’inevitabile caduta.
Mussolini lo stimava e temeva allo stesso tempo – “Sempre il solito fotografo”…, ebbe a dire; e lui di rimando: “Sempre il solito Presidente del Consiglio…” –, perché lo aveva scelto fra i testimoni della sua avventura politica riconoscendone la grandezza senza peraltro riuscire a intaccarne l’indipendenza e la ricerca ostinata della verità.
Tanto che fu lui a fotografarlo dall’alto in basso e non viceversa come il dittatore pretendeva per sottolineare il piglio della sua istrionica gestualità. Fu lui a immortalare il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti nella macchia della Quartarella vicino a Riano Flaminio.
Fu ancora lui a rivelare la goffa messinscena del duce in maniche di camicia che prende parte alla bonifica dell’Agro pontino (“A Borgo Pasubio tra i coloni ferraresi il duce ha trebbiato 9 quintali di grano in un’ora di lavoro”, Archivio Luce Cinecittà) con un numero di comparse decisamente inferiore ai cameramen e al personale della propaganda che costruisce la scena come un set cinematografico ad uso dei cinegiornali di regime.
Dopo l’8 settembre Pastorel abbracciò la causa della Resistenza pur senza condividerne gli ideali e le motivazioni, ferito anche dalla perdita del figlio durante la campagna di Russia.
Oltre all’interesse della storia in sé, il film deve moltissimo alla scelta dei materiali d’archivio, molti dei quali inediti o poco conosciuti. Tra questi è obbligatorio citare l’Archivio storico Luce Cinecittà, l’Archivio fotografico Porry Pastorel di Vania Colasanti, gli Archivi Matteotti e Farabola, l’Archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico, l’Adn Kronos, il Museo Civico e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bari, e infine il contributo della professoressa Simona Cicala, restauratore e conservatore.
Il regista Tony Saccucci conferma la sua predilezione per la memoria storica, che lo aveva già spinto a occuparsi di casi emblematici e poco conosciuti del secolo scorso prima con Il pugile del duce, menzione speciale ai Nastri d’Argento come migliore opera prima, e poi con La prima donna, premiato con il Nastro d’argento.
Da citare anche il libro Marcia su Roma tratto dal suo dottorato di ricerca, la sceneggiatura de Il film della marcia diretto da Mark Cousins, che ha aperto le Giornate degli Autori a Venezia nel 2022 ed è arrivato in cinquina agli European Film Awards; nonché il docufilm da lui scritto e diretto per la tv Lotta Continua, liberamente ispirato al libro di Aldo Cazzullo I ragazzi che volevano fare la rivoluzione.
30 Gennaio 2018
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