I migranti clandestini deportati come Anna Frank. La favola (politica) di Ari Folman arriva anche alla Festa

Presentato ad Alice nell’ambito della Festa di Roma Where is Anne Frank! rilettura del tutto particolare del celebre diario firmata da Ari Folman. Una favola illuminata e politica che mette al centro i deportati di oggi: le centinaia di rifugiati clandestini vittime dei respingimenti. A raccontarlo è Kitty l’amica immaginaria di Anna Frank che rivive per metterci in guardia contro la brutta strada dell’indifferenza. Passato a Cannes 2021 …

Davanti alla casa-museo di Anna Frank ad Amsterdam, oltre alle file di visitatori da tutto il mondo, ci sono anche le tende dei migranti scappati dalle guerre. Sono in attesa dello status di rifugiati che l’Olanda, come il resto d’Europa, non concederà mai.

Sono loro i nuovi deportati, come gli ebrei vittime del nazismo, gli armeni dei turchi e ancora i curdi e tutte le minoranze che nei secoli dei secoli hanno subito persecuzioni e sterminio.

A che serve allora aver dato il nome di Anna Frank alle scuole, agli ospedali, alle strade ed averne fatto un simbolo se il suo spirito, il suo messaggio sono ormai cancellati nell’indifferenza dell’Europa e non solo?

Ari Folman se lo chiede, ce lo chiede e sembra chiederlo a Israele col suo nuovo emozionante film d’animazione Where is Anne Frank! che, passato fuori concorso a Cannes 74, avrebbe pienamente meritato la corsa alla Palma d’oro al posto di vari titoli passati fin qui, di cui almeno uno davvero imbarazzante (Benedetta di Paul Verhoeven).

Da sempre coscienza critica del suo paese, rivelatasi a livello internazionale col folgorante e pluripremiato Valzer con Bashir che ricostruisce tutto il rimosso circa le stragi nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila – leggi responsabilità israeliane – , il 58enne regista sfodera stavolta una favola potente, commovente e politica. Dai tratti cupi e allegorici nelle “tavole” riferite al nazismo e dal segno contemporaneo e squillante sul racconto del presente.

Alla base c’è un’idea geniale nella sua semplicità: rileggere Il diario di Anna Frank attraverso la figura dell’amica immaginaria, Kitty che Folman ci fa incontrare oggi, un po’ sperduta nella casa-nascondiglio di Amsterdam dove non trova più né Anna, né la sua famiglia. Ma trova invece un nuovo amico, Peter che aiuta i rifugiati clandestini nascosti a loro volta in uno stabile ai margini cittadini.

Ignara dell’accaduto e dei 77 anni trascorsi, Kitty va alla ricerca dell’amica che l’ha inventata in quelle pagine scritte in clandestinità tra il 12 giugno ’42 e il primo agosto ’44. Pagine di un diario diventato un classico, un simbolo dell’Olocauso, tradotto in 70 lingue e venduto in 30 milioni di copie. Nonché portato al cinema, in teatro, alla radio e in tv in infinite versioni.

Ari Foldam, però, nella sua aggiunge un tassello in più. Un doppio piano di lettura. O forse anche un terzo. Il racconto della storia di Anna per le nuove generazioni attraverso le “indagini” fatte da Kitty (a sua volta ricercata dalla polizia per aver “rubato” il diario). L’indifferenza di un’umanità interessata più agli schermi dei cellulari che alla realtà, che non vede ed è complice delle politiche di respingimento (e deportazione) di chi sfugge da fame e guerre. E, ancora, la perdita di significato di quelli che sono stati i simboli della Shoah (ma vale anche per tanti altri). Dibattito, del resto, già affrontato da un certo cinema d’autore (su tutti Austerlitz dell’ucraino Sergei Loznitsa) ma sempre buono da approfondire.

Anna Frank ci ricorda che, ogni giorno, vedeva sparire dalla sua classe un bambino ebreo. Ari Folman ci ricorda che solo nel 2020 17 milioni di bambini sono dovuti fuggire dai loro paesi.

Sarà il caso, infine, di alzare gli occhi dai cellulari. Where is Anne Frank! è una buona occasione per farlo. Speriamo in un distributore italiano che lo porti presto nelle nostre sale. In quella del festival il pubblico non finiva più di applaudire.