Il best seller in una pizza. Luchini critico letterario nella commedia letteraria che conquista

In sala dal 19 dicembre (per Wonder Pictures) “Il mistero Henri Pick” di Rémi Bezançon, dall’omonimo libro (Mondadori) del più che prolifico scrittore francese David Foenkinos. Un divertente thriller letterario intorno al libro di uno sconosciuto pizzaiolo-scrittore, diventato un caso alla sua pubblicazione postuma. Tra servizi tv e media impazziti c’è un critico, però, davvero critico nei confronti dell’autore di cui è deciso a scoprire il mistero. Un sempre più magnifico Fabrice Luchini accompagnato dall’ottima Camille Cottin …

Per me il primo mistero riguarda lo scrittore. Come avrà fatto David Foenkinos a sfornare – neanche fossero pizze di un rodato pizzaiolo più veloce della luce – in 18 anni, 18 libri uno via l’altro senza contare le sceneggiature e anche un film tratto dal suo La delicatezza che ha pure co-diretto col fratello Stéphane. E solo fino al 2018! Sicuramente ne ha finiti già altri due, visto che siamo alle porte del 2020.

Libri – confesso – che non ho ancora letto. Ma intendo rimediare, partendo da Mi è passato il mal di schiena edito nel ’14 da E/O.

Se non altro con la speranza di rubargli la formula per guarire un acciacco che colpisce anche me.

Il divertente thriller letterario, Il mistero Henri Pick, pubblicato in Italia da Mondadori, l’ha scritto nel 2016, e dal 19 di questo mese, distribuito da Wonder Pictures, si potrà vedere nelle nostre sale trasposto nell’omonimo film diretto da Rémi Bezançon.

Il signor Henri Pick di cui la storia dovrà svelare il mistero, è per l’appunto un pizzaiolo passato, si fa per dire, a miglior vita (nel senso che è defunto) e di cui una brillante, graziosa e giovane editor (Daphné Despero) scopre un inedito romanzo in una bizzarra biblioteca di un paesotto della Normandia che raccoglie soltanto manoscritti snobbati e rifiutati dagli editori.

Le ultime ore di una storia d’amore – questo il titolo – trovato rapidamente, scartabellando tra il normale pattume prodotto da sempre da aspiranti scrittori, si rivela da subito un vero gioiello. E, pubblicato altrettanto rapidamente, si trasforma all’istante in best seller arricchito ovviamente (Ferrante insegna) anche dal fascino del misterioso autore, di cui nessuno – né la moglie, né la figlia, né gli avventori della sua pizzeria – ha mai sospettato avesse avuto, tra una bella Napoli o una Margherita, ambizioni letterarie. Ma sono subito pronti tutti ad aderire al piacere di questa scoperta che, come tutte le scoperte strombazzate da stampa e tv, porterà pronti fan, movimento e soldi anche nel piccolo paese e pure nell’ex pizzeria anche se ormai trasformata in crêperie.

Chi invece della faccenda non è convinto per niente è Jean Michel Rouche, critico letterario di una famosa trasmissione tv – insomma, un simil Bernard Pivot di Apostrophes – che, sgarbatissimo, in diretta esprime i suoi dubbi alla signora Pick che, a sua volta molto offesa, prontamente alza i tacchi e se ne và.

A questo punto è Rouche a diventare il protagonista della storia. Perso il lavoro e abbandonato dalla moglie si trasforma da critico in detective. Ruvidamente coadiuvato da Josephine, che è la figlia di Pick (l’ottima Camille Cottin), ha una sola missione: scoprire chi è davvero l’autore de Le ultime ore di una storia d’amore, un romanzo che sembra un classico di un russo.

Protagonista assoluto della storia e del film, anche perché a interpretarlo è Fabrice Luchini, attore sempre più magnifico che avrete modo di apprezzare anche in un altro delizioso film, Il meglio deve ancora venire di Alexandre de La Patellière e Matthiue Delaporte che si vedrà nelle sale dal 26 marzo distribuito dalla Lucky Red.

È vero, anche stavolta il suo ruolo non è di un tipo solare. È uno scontroso, per certi versi quasi autistico e maniacale, solitario per scelta ostinata come in Molière in bicicletta, anche stavolta mollato dalla moglie, ma, ripeto, ogni volta più magnifico.

E del resto gli attori sono di due specie: quelli che amano nascondersi ed esprimersi affrontando spericolati cambiamenti spesso anche fisici, e in questo modo giocano al meglio i loro ruoli, e quelli che – e questo è ancora più difficile – riescono a non annoiare mai arricchendo di sfumature sempre più raffinate ed eleganti sempre lo stesso ruolo.

Il loro. E il meglio deve ancora venire. Come ci dice anche il titolo di una canzone di Ligabue.