Il cinema (r)esiste. Spazio al nuovo alla Quinzaine, sezione battagliera
Quasi assente la letteratura, l’Italia presente solo con la coporduzione “Enzo”, film testamento di Laurent Cantet , ma tanti esordienti: la 57° edizione della Quinzaine des cinéastes riporta a Cannes Pierfrancesco Favino, insieme a molte opere prime, puntando sul cinema di poesia e di resistenza…

Come da tradizione, torna la Quinzaine c, sezione parallela del Festival di Cannes, che quest’anno si terrà dal 14 al 24 maggio. Alla 57° edizione il proposito di creare uno spazio dedicato agli esordienti, al loro sguardo innovativo non cambia: diciannove lungometraggi (due in meno rispetto allo scorso anno) scelti per mostrare la resistenza degli artisti alle politiche oscurantiste attualmente presenti.
Non c’è molta letteratura (potremmo dire quasi per niente) tranne che per un titolo: Kokuho di Lee Sang-Il (nella foto), adattamento dell’omonimo best-seller giapponese di Shuichi Yoshida (non tradotto in italiano). Quest’opera fa immergere lo spettatore nel poetico mondo del teatro kabuki, seguendo la storia di Kikuo. Orfano di padre (capo di una banda della yakuza) e preso in custodia da un famoso attore di kabuki, il ragazzo insieme al figlio di quest’ultimo, Shunsuke, dedicherà la sua vita al teatro, affrontando gioie e tradimenti.
Assente l’Italia se non per una coproduzione: Enzo, pellicola d’apertura di questa edizione. Il film, prodotto franco-italo-belga, è diretto da Laurent Cantet (vincitore nel 2008 della Palma d’Oro con il film La classe, scomparso il 25 aprile 2024) e Robin Campillo. Nei panni di Paolo, padre del protagonista, Pierfrancesco Favino. Proprio dal padre e dall’opprimente imposizione di concludere gli studi scapperà il figlio, Enzo, apprendista muratore, trovando una nuova vita nei cantieri dopo aver conosciuto Vlad.
L’impegno politico e di resistenza emerge in diversi titoli, principalmente in Militantropos, documentario girato da tre registi e registe ucraine (Yelizaveta Smith, Alina Gorlova & Simon Mozgovyi) che porta sullo schermo la quotidianità distrutta dalla guerra, ma anche l’assimilazione della guerra alla quotidianità.
Di una cosa non si può accusare questa selezione: di non aver dato spazio a nuove voci. Su diciannove opere in concorso per la Caméra d’or, otto sono opere prime, tra cui Sorry, Baby. Diretto e interpretato da Eva Victor (loro/lei), racconta la storia di Agnès, una docente universitaria che prova a superare con l’aiuto di Lydia un abuso sessuale subito. Già presentato ed acclamato al Sundance Film Festival, è anche il film che avrà il compito di chiudere le danze della Quinzaine.
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