Il genio di Marie Curie tra fumetto e cinema. Arriva “Radioactive” di Marjane Satrapi

 Dal 15 luglio sulle principali piattaforme vod, “Radioactive”, il nuovo film della fumettista iraniana, Marjane Satrapi (Persepolis) dedicato alla grande scienziata Marie Curie e ispirato all’omonimo graphic novel dell’americana Lauren Redniss, appena pubblicato da Rizzoli Lizzard. Con qualche lacuna rispetto alla sua vita e qualche didascalismo di troppo, il film è un omaggio a questa donna di genio confinata per anni in una sorta di distratto oblio ed oggi molto celebrata. Un’altra “Marie Curie”, infatti, si aggirava per le sale prima del lockdown: è il film della sceneggiatrice e scrittrice franco-spagnola Marie Noëlle …

È proprio al 2011, anno mondiale della Chimica, cent’anni dopo la vittoria del suo secondo Nobel, che in buona parte si deve, finalmente, il recupero di questa figura eccezionale confinata per anni in una sorta di distratto oblio.

Il teatro di Danzica, per l’occasione, produce un’opera su Marie Curie, scritta da una compositrice polacca, Elzbieta Sikora, con première parigina di buon successo che, insieme a un rinnovato fiorire di letteratura sulla sua vita, stimolano, appunto, anche il cinema.

Per Marjane Satrapi, la regista iraniana che il suo primo successo lo deve al suo autobiografico film d’animazione, Persepolis, a far scattare il desiderio di raccontare la scienziata, non poteva non essere che un libro illustrato: in questo caso di un’artista americana, Lauren Redniss.

È Radioactive. Marie e Pierre Curie. Una storia d’amore e contaminazione, romanzo grafico edito nel 2010, e pubblicato in Italia quest’anno da Rizzoli Lizzard (ma, per curiosi del genere, c’è anche un fumetto italiano del 2017 di Alice Milani proposto da Becco Giallo).

In Radioactive – che si vedrà dal giorno 15 di luglio sulle principali piattaforme VOD: e per quattro settimane su: SKY, TIMVISION, CHILI, GOOGLE PLAY, YOU TUBE, RAKUTEN, HUAWEI VIDEO e INFINITY – Satrapi parte dalla fine di Marie.

Siamo nel 1934, Rosamunde Pik, la bella e talentuosa attrice inglese che la interpreta – cappello bianco, abito e chioma candidi – cade a terra per strada.

E, dal trasporto in barella in ospedale, partono i suoi ricordi della sua vita straordinaria che sta per concludersi. A cominciare dal primo incontro con Pierre (Sam Riley).

Il tutto, e soprattutto nella seconda parte (quella dei primi sbalorditivi successi delle ricerche sue e del marito), alternato e scandito da altre immagini flash legate ai rischi e ai futuri effetti dannosi e inevitabili che ogni progresso scientifico comporta, se usato da umani senza scrupoli. Fatto che i due scienziati sin da subito avevan messo in conto in modo molto esplicito. Alternanza presente nel fumetto, ma che nel cinema imbarazza, senza trovare una riuscita sintonia. Risultando soltanto didascalica.

Si sente anche e non poco, in Radioactive, la mancanza di altri, e certo non indifferenti, elementi fondamentali alla vita di questa donna. Che la lettura dei tanti libri – che su di lei sono stati scritti, dal 1996 ad oggi, compreso l’ultimo Marie Curie di Stefania Podda, che ha inaugurato per il Corriere della Sera la collana Grandi donne della storia, curata da Barbara Biscotti – quasi sempre evidenzia.

Alludo al rapporto con il padre, con la famiglia d’origine, anch’essa a suo modo sicuramente straordinaria, e non ultimo alla presenza fondamentale del suocero, il papà di Pierre.

Nonno anche lui eccezionale per l’epoca, capace, rimasto vedovo, di trasferirsi in casa del figlio e della nuora per prendersi carico, con grande amore e intelligente partecipazione, delle due nipotine e in questo modo permettere alla nuora geniale di perseguire le sue intuizioni scientifiche. Insomma un uomo che ha fatto quello che un numero infinito di donne nei secoli hanno fatto, senza nulla pretendere, per permettere ad un marito geniale di condividere col mondo la propria intelligenza.