La casa senza spirito di Isabel Allende. Salvate la letteratura latinoamericana dalle piattaforme
Presentati alla Berlinale i primi episodi de “La casa degli spiriti”, nuova serie targata Amazon tratta dal romanzo omonimo di Isabel Allende (che produce). L’ennesimo tentativo delle piattaforme di capitalizzare una saga familiare sudamericana, riempiendola di tutto ciò che rassicura il suo pubblico e svuotandola del suo significato, soprattutto quello politico. Stessa cosa già vista con un altro capolavolo come “Cent’anni i solitudine” targato Netflix …

Chissà chi sarà il prossimo. È questo qui il primo pensiero, usciti dalla sala berlinese in cui Amazon Prime ha mostrato al pubblico della Berlinale i primi tre episodi della sua nuova serie, La casa degli spiriti, liberamente adattata dal famosissimo romanzo di Isabel Allende dato alle stampe nel 1982, in Italia uno dei titoli storici di Feltrinelli.
È un pensiero preoccupato, quasi che verrebbe voglia di provare a mettere al riparo i libri di Manuel Scorza, Julio Cortázar, Juan Carlos Onetti e il resto di quelle penne magnifiche che ci hanno accompagnato nel fantastico del continente latinoamericano. Per alcuni è già troppo tardi: Márquez e Rulfo sono già finiti su Netflix, ora Isabel Allende su Prime, Puig è andato da tempo.

La nuova frontiera delle piattaforme è questa: accaparrarsi a suon di milioni i romanzi più amati dell’America Latina. È un’idea che funziona perché gli apre un mercato enorme, quello di tutta la parte sud del continente. E poi, come nel caso di Allende, sono spesso lunghi romanzi familiari, adattabilissimi in serie.
Il trucco è mantenere la produzione locale, così da contare sui fondi statali e in sinergia con realtà produttive territoriali così da non far storcere il naso alle parti sociali.
A farne le spese non è solo il libro, ma anche la qualità di quel che viene prodotto. La casa degli spiriti sembra una ripresa di quel che Netflix ha fatto con Cent’anni di solitudine. Stessa voce fuori campo, stessa estetica, stessa tendenza a ovattare tutto, compresa la magia. Eppure sono due storie diversissime, che vengono da nazioni differenti. L’appiattimento è palpabile, forse addirittura ormai inevitabile, e per questo sale la voglia di nascondere gli altri romanzi tanto amati.
La serie, o almeno i primi episodi mostrati in anteprima a Berlino (in totale saranno otto), rimane tutto sommato anche abbastanza fedele al romanzo. Insiste molto sull’attrazione tra Clara del Valle (Nicole Wallace e Dolores Fonzi che le danno il volto nelle varie fasi della vita) l’eterea protagonista, e Férula Trueba (Fernando Castillo), sua cognata, visto che l’amore queer in piattaforma piace molto.
Comprensibilmente dà meno spazio ai famosi “quaderni di annotare la vita” di Clara, che nel libro sono invece proprio il combustibile (leggiamo sostanzialmente da quelli). E infine ha gioco facile a mostrare Esteban Trueba (Alfonso Herrera)
come lo stereotipo perfetto dell’uomo conservatore e cattivo.
Cosa manca? A meno di sorprese negli episodi successivi, manca il golpe. A Berlino l’11 settembre del 1973 era già tornato d’attualità con Hangar rojo, che mostrava il lato dell’organizzazione militare. Il romanzo di Allende affondava le radici in quel momento difficilissimo della storia del Cile: Alba, la nipote di Clara, è torturata dalla dittatura e cerca nei quaderni della nonna un modo per sopravvivere al suo presente disperato. Niente di tutto questo viene mostrato, c’è solo una voce fuori campo, il presente da cui parla non si approfondisce.
La questione non è solo di fedeltà al libro, sappiamo benissimo che le fonti si possono tradire. Il punto è che questa “mancanza” conferma la mentalità di operazioni come La casa degli spiriti. In breve un macchinificio di soldi, fatto per dare qualcosa in pasto agli abbonati e ripulirsi la faccia nei numeri globali. Prendere senza offrire nulla in cambio, né una riflessione sulla storia del paese che ti finanzia, né altro. E per far questo, la politica è solo d’intralcio.
È un tema, questo dell’influenza reciproca tra arte e politica, che sta infiammando tutto il festival di Berlino. Certo per le dichiarazioni del presidente di giuria Wim Wenders, che ha sconfessato il cinema d’impegno. Ma anche per la ritrovata unità globale di fronte al genocidio a Gaza, che sicuramente a qualcuno non sta piacendo. Sono quelle persone che preferiscono un’arte anestetizzata, che non lasci riflessioni. E forse sono proprio quelle che ameranno il simulacro de La casa degli spiriti che arriverà in piattaforma – e quindi nel mondo – dal 29 aprile.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.
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