La Festa del cinema italiano. Cosa c’è da “leggere” alla (rinnovata) rassegna romana

Da Pirandello a Umberto Eco. Da Camus alla Divina Commedia, pasando per Pennac. La rinnovata Festa del cinema di Roma svela il suo cartellone fatto di variegati titoli di ispirazione letteraria e, soprattutto, di tanto – forse troppo – cinema italiano. “È un festival internazionale e allo stesso tempo di città, Roma, la capitale del cinema” spiega la neo direttrice artistica Paola Malanga …

Annunciato in conferenza stampa dai nuovi vertici (Gianluca Farinelli presidente e Paola Malanga direttrice) il programma della 17esima Festa del Cinema di Roma che si appresta a andare in scena: dal 13 al 23 ottobre.

Con un’impronta fortemente italiana nonostante l’immagine “di copertina” dedicata a Paul Newman (a lui e alla moglie Joanne Woodward sarà reso omaggio con la presentazione della docu-serie The Last Movie Stars di Ethan Hawke), la rassegna prevede la consueta carrellata di appuntamenti più la novità del concorso (che va e viene nel corso degli anni) e appuntamenti con retrospettive, mostre, incontri con il pubblico, film restaurati, film riciclati da altri festival, proiezioni speciali e anche, inevitabilmente, le serie tv.

Il tutto impreziosito dal premio alla carriera a James Ivory, novantaquattrenne regista di cui vanno ricordate le grandi trasposizioni letterarie oltre ai numerosi premi ottenuti nel corso di una carriera prestigiosissima: trentadue film da regista (più i primi cortometraggi), quattro candidature all’Oscar per la regia e un Oscar per la migliore sceneggiatura, vinto a 89 anni per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, dal romanzo di André Aciman.

Numerosi i film tratti da lavori letterari, a cominciare da quello d’apertura della nuova sezione non competitiva e “popolare” Gran Public. Si tratta de Il colibrì di Francesca Archibugi, melodrammone neo-esistenzialista tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi premio Strega 2020, in cui si narra l’amore impossibile tra un uomo e una donna che si conoscono da quando erano ragazzini.

Nella sezione competitiva Progressive Cinema c’è La cura di Francesco Patierno, ispirato a La peste di Camus: è il racconto di una troupe cinematografica impegnata a girare un film durante i giorni più duri del lockdown. Un racconto che alterna realtà e finzione secondo la migliore tradizione teatrale.

La stranezza di Roberto Andò, poi, ci accompagna nel mondo di Luigi Pirandello. Siamo nel 1920, anno in cui Toni Servillo (nei panni del drammaturgo premio Nobel) durante un viaggio in Sicilia incontra due teatranti (Ficarra e Picone) che stanno provando un nuovo spettacolo con gli attori della loro filodrammatica. L’incontro darà origine a una serie di episodi divertenti e inattesi.

Il Maledetto, invece è un film di Giulio Base che, a partire dall’immortale costruzione drammatica del Macbeth di Shakespeare, racconta l’ascesa e la caduta di un piccolo criminale nell’ambiente della Sacra Corona Unita pugliese.

Sin dal titolo La divina cometa di Mimmo Paladino si ispira al grande capolavoro di Dante Alighieri. Si tratta di un viaggio immaginifico – pensato anche per celebrare il 700esimo anniversario della morte del poeta fiorentino – compiuto da un attore e da una famiglia di senzatetto. Il viaggio, come ha dichiarato l’artista, è un modo per far incontrare due grandi messinscene dell’umanità, la Divina commedia e il presepe.

Via Argine 310 è un film documentario di Gianfranco Pannone che segue, nell’arco di un anno, la vicenda degli ex lavoratori Whirlpool di Napoli Ponticelli, conclusasi pochi mesi fa con il licenziamento di 316 operai dopo la brusca chiusura del sito. Nel film Alessandro Siani legge alcuni brani tratti dal romanzo La dismissione di Ermanno Rea.

Tra i nomi di punta anche quello del francese Daniel Pennac che arriva alla Festa con Ho visto Maradona! di Ximo Solano da una pièce dedicata al pide de oro argentino. Dario Fo: L’ultimo mistero buffo di Gianluca Rame, nipote del premio Nobel, poi, rende omaggio al grande drammaturgo e a quel suo spettacolo rivoluzionario e censuratissimo.

Tra i film stranieri va segnalato il documentario El caso Padilla del cineasta Pavel Giroud, dedicato alla figura del poeta cubano Heberto Padilla, autore della raccolta Fuera de juego che lo fece diventare famoso in tutto il mondo ma che gli costò l’arresto e la condanna da parte di Fidel Castro. Il quale lo costrinse a ritrattare la propria opera davanti agli intellettuali e amici membri dell’Uneac (Unione degli scrittori e artisti cubani).

Tra le riprese dagli altri festival Les années super 8 di Annie Erneaux, visto a Cannes, come L’envol (Le vele scarlatte) di Pietro Marcello.

Infine, restando sul terreno delle opere letterarie a cui si ispirano i film presentati alla Festa del Cinema, va segnalato il documentario di Davide Ferrario Umberto Eco – La biblioteca del mondo. Il film ci fa entrare nell’abitazione milanese del semiologo, filosofo, scrittore alessandrino dove sono custoditi più di 30.000 titoli contemporanei e 1.500 libri rari e antichi. “La biblioteca di Eco – spiega il regista – non è una semplice collezione di libri, ma la chiave per capire le sue idee e la sua ispirazione. E anche il luogo in cui, dopo la morte, il suo spirito vive intatto”. Non solo: il film di Ferrario cerca di afferrare il senso stesso dell’idea di biblioteca che, come diceva Eco, custodisce la “memoria del mondo”.