Lo streaming salverà i festival? Intanto il cinema francese dice no a Cannes virtuale

Gli annullamenti e i rinvii causa pandemia si susseguono. Festival e rassegne nel mondo cambiano date o saltano l’edizione 2020. Il futuro dei festival sarà lo streaming? Il dibattito è aperto. E mentre il mondo del cinema francese dice no compatto all’ipotesi di Cannes virtuale (Youporn si è offerto come piattaforma), il Sundance opta per la partecipazione online e su Venezia non ci sono certezze. Per ora nessuno sembra essere convinto, né in un senso né nell’altro. E voi cosa ne pensate?

 

L’emergenza globale dovuta al Covid-19 ha colpito duramente gli eventi internazionali, costringendo al rinvio persino le Olimpiadi giapponesi e gli Europei di calcio. Anche i grandi festival cinematografici hanno dovuto adattarsi, in primis Cannes, previsto dal 13 al 23 maggio, che ha annunciato la sospensione mantenendo però viva l’ipotesi di uno slittamento a luglio per evitare l’annullamento completo.

Si è affacciata però anche l’ipotesi streaming, vista e considerata la rivoluzione che le piattaforme online hanno portato nella fruizione dei film. Un’idea che suona alquanto irrealistica per il festival francese, protagonista appena lo scorso anno, di una vera e propria crociata contro i film targati Netflix. Nel mondo del cinema francese, infatti, sono in molti a non gradire questa soluzione. A partire dai produttori, consapevoli che a livello commerciale la visione online non potrà mai competere con le opportunità che la proiezione dal vivo può offrire.

“Ho un film che ha richiesto tre anni di lavoro per il quale Cannes, sul piano del riconoscimento artistico e della vendita del film all’estero, sarebbe la miglior rampa di lancio possibile. Il rinvio sarebbe il male minore”, dichiara a Le Monde il produttore Saïd Ben Saïd. Ciononostante, almeno il Marché du Film della Croisette sembrerebbe orientato, per il momento, a un passaggio online. A buttare ulteriore benzina sul fuoco è stata anche la proposta di Youporn, popolare sito di video pornografici, che si è offerto provocatoriamente di ospitare in una sezione speciale almeno una parte dei film in gara per la Palma d’oro.

Dall’altra parte dell’oceano, invece, e parliamo del Sundance (appena concluso a gennaio) la scelta telematica per i propri eventi collegati al festival è sembrata la più valida. Le rassegne previste a Londra e ad Hong Kong, con proiezioni di film presentati all’edizione 2020, sono state dirottate sul servizio in streaming del festival, reso gratuito in questi ultimi giorni.

Anche in Italia, sebbene si tratti di realtà ben più piccole, molte altre manifestazioni hanno preferito soluzioni di questo tipo per evitare la cancellazione, come ad esempio Cortinametraggio o molti altri che si sono appoggiati al sito mymovies per mantenere la loro programmazione.

Se Cannes dovesse dare forfait, come tutto lascia intendere, si aprirebbero nuove opportunità per Venezia, che potrebbe accogliere i film inizialmente destinati alla kermesse francese. La Biennale ha fatto sapere, per bocca del suo direttore artistico Alberto Barbera, che la Mostra “lavora alla selezione come un’annata normale, da qui a settembre immaginiamo non solo per noi festival ma per il cinema e il mondo che il virus sia regredito”. Non è chiaro però quale sarà la situazione della pandemia dopo l’estate, pertanto anche questa ipotesi è da considerarsi quantomeno in bilico.

Il futuro dei festival sarà lo streaming? Per ora nessuno sembra esserne convinto, ma di fronte all’emergenza si rischia una difficile scelta: internet o annullamento? Un dilemma complicato, che si annoda con quella che Martin Scorsese ha definito “la più grande rivoluzione cinematografica dai tempi del sonoro”: lo streaming, per l’appunto.

E voi cosa ne pensate?