L’ultimo valzer di Claudia. La scomparsa della Cardinale diva e musa di tanto cinema letterario

È scomparsa il 23 settembre a 87 anni Claudia Cardinale, ultima straordinaria diva e musa di tanto cinema letterario. L’Angelica de “Il Gattopardo”, in quei suoi abiti fruscianti al fianco di Tancredi-Alain Delon, l’ha resa immortale davvero. Fellini, Leone, Damiani, Maselli, Zurlini, Bellocchio sono stati tra i grandi che l’hanno diretta in titoli memorabili. E pensare che voleva fare la maestra e sul set, accanto ad Omar Sharif in un film, fatalittà da un romanzo popolare, era finita per caso …

Tomas Milian con Claudia Cardinale ne “Gli indifferenti” di Citto Maselli

Il valzer del Gattopardo si chiude anche per Claudia Cardinale. Dopo Alain Delon, muore a 87 anni l’attrice dagli occhi intensi e dal portamento fiero. Scompare a Nemours, vicino Parigi, circondata dall’affetto dei figli. La sua ultima danza, quella al fianco di Tancredi-Delon nel capolavoro di Luchino Visconti, rimane una delle immagini simbolo non solo del grande cinema, ma anche del felice matrimonio tra cinema e letteratura di cui, quasi fatalmente, la diva scomparsa è stata luminosa protagonista.

Claudia nasce a Tunisi nel 1938, figlia di siciliani emigrati. Da ragazza sogna di diventare maestra, non attrice. Ma nel 1956 il destino la sorprende: si trova quasi per caso sul set di I giorni dell’amore di Jacques Baratier, accanto a Omar Sharif, tratto da un romanzo popolare (Le livre de Goha le simple, di Albert Adès e Albert Josipovici). È l’inizio di un percorso in cui il cinema e la letteratura si intrecciano fin dal primo passo.

Dietro quella immagine pubblica, c’è una storia segreta e dolorosa: una gravidanza nata da una violenza, che Claudia decide di tener nascosta. È il produttore Franco Cristaldi a offrirle di “coprire lo scandalo” – siamo negli anni Cinquanta – e un contratto con la Vides, spingendola a entrare nel mondo del cinema — ma imponendole anche vincoli stretti. Con lui debutta ne I soliti ignoti di Mario Monicelli.

Negli anni seguenti, con la guida di registi come Pietro Germi, Mauro Bolognini e Valerio Zurlini, Claudia cresce come interprete e come personaggio letterario. Ne Il bell’Antonio (1960) per la regia di Mauro Bolognini, dall’omonimo romanzo di Vitaliano Brancati, è Barbara Puglisi, donna costretta a confrontarsi con la maschera e la vergogna. Sempre per Bolognini -siamo nel 1962 – in Senilità da Italo Svevo è Angelina, la giovane seducente che  mette in crisi l’esistenza monotona del protagonista. Ne La ragazza di Bube (1963), diretta da Luigi Comencini, dal romanzo di Carlo Cassola, è Mara, adolescente innamorata del partigiano Bube che vive tra memoria e sacrificio nell’Italia ferita di fine guerra. Ne Gli indifferenti (1964), capolavoro di Citto Maselli, dal romanzo di Alberto Moravia, veste i panni di Carla Ardengo, “figlia da sacrificare” ad un mstrimonio d’interesse nella logica cinica dell’indifferenza borghese.

Negli anni ’60 e oltre, Claudia continua ad incarnare figure profonde tratte dalla letteratura: nel film Il giorno della civetta (1968), diretto da Damiano Damiani e tratto da Leonardo Sciascia, interpreta Rosa Nicolosi, donna che tenta di uscire dal silenzio della mafia. Nell’ Enrico IV (1984), diretto da Marco Bellocchio e ispirato a Pirandello, è Donna Matilde, figura ambigua sospesa tra verità e finzione. E soprattutto ne La Storia (1986), diretto da Luigi Comencini da Elsa Morante, diventa Ida Ramundo, maestra madre travolta dalla guerra e dalle tragedie della vita.

Parallelamente ai legami letterari, Claudia attraversa le grandi stagioni del cinema. Luchino Visconti la consacra con Rocco e i suoi fratelli e con Il Gattopardo. Federico Fellini la rende icona in — è proprio in che per la prima volta si usa la sua voce, con la sua voce roca e particolare, non più doppiata. Sergio Leone le affida Jill in C’era una volta il West, uno dei ruoli femminili più memorabili del western. Ha lavorato anche a Hollywood, con John Wayne, Rita Hayworth, Burt Lancaster e Rock Hudson, ma preferisce vivere tra Roma, Parigi e la Costa Azzurra.

In Francia le devono un riconoscimento speciale: accanto a Brigitte Bardot, simbolo mondiale dello star system francese, Cardinale è vista come la risposta italiana. Bardot e Cardinale: BB e CC — due iniziali che ebbero un peso simbolico. E la sua voce roca e inconfondibile la distingue nettamente dalle cosiddette “maggiorate” italiane come Sophia Loren e Gina Lollobrigida: non una bellezza urlata, ma più sussurrata, ambigua, moderna.

La vita privata di Claudia alterna luci e nodi dolorosi: dal rapporto con Cristaldi al divorzio, fino all’incontro con Pasquale Squitieri, compagno di vita e lavoro, e padre della figlia Claudia junior. Parallelamente si dedica al teatro, sostiene giovani autori, partecipa a battaglie civili. «Ho vissuto il mestiere del cinema non per fuggire dalla vita, ma per viverla meglio», è una frase che usa spesso.

I riconoscimenti sono numerosi: cinque David di Donatello, cinque Nastri d’argento, premi alla carriera a Venezia e Berlino. Ma ciò che rimane davvero nella memoria è l’immagine di Angelica che entra nella sala da ballo del palazzo dei Salina: passo deciso, sguardo ardente, bellezza regale. Una fotografia che va ben al di la di premi e riconoscimenti.

La sua scomparsa ci ricorda anche gli anni d’oro del cinema italiano, quando Cinecittà era crocevia di talenti, le coproduzioni non si contavano neanche, i romanzi diventavano film. Claudia Cardinale ne è stata splendida protagonista e anche l’ultima   testimone.


Gino Santini

redattore

© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581