Memorie d’antan. Citto Maselli: “Quando ho visto nascere il premio Strega”

A proposito dello Strega. Conversazione con un giurato molto speciale: Citto Maselli, intellettuale comunista e grande padre del cinema militante italiano che alla nascita dello storico premio letterario ha assistito appena adolescente. Nel salotto di suo padre Ercole, frequentato dai più grandi artisti del Novecento. A cominciare da Luigi Pirandello, lo zio affettuoso che assegnò al regista il nome Citto …

Nella giuria dello Strega c’è almeno da vent’anni. E in tante edizioni ha sostenuto tra gli altri Luciana Castellina (La scoperta del mondo), Giovanni Greco (Malacrianza), Alberto Rollo (Un’educazione milanese) Helena Janeczek (La ragazza con la Leica), e ancora Sandra Petrignani (La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg) e Lia Levi (Questa sera è già domani).

Eppure il rapporto che lega Citto Maselli, intelettuale comunista e grande padre del cinema militante italiano, col Premio Strega è ben più antico. Risale alla sua nascita, nel 1947. Anzi, a dire il vero, ancor prima. Nella Roma in attesa della Liberazione, ma che anche sotto il regime viveva nello spirito antifascista di artisti, scrittori, pittori, giornalisti che frequentavano il salotto di casa Maselli. Quello di suo padre Ercole, critico d’arte e giornalista de Il Messaggero.

Un salotto affollatissimo dai più grandi nomi del Novecento, Emilio Cecchi, Alberto Moravia, Massimo Bontempelli, Alberto Savinio, Silvio D’Amico e, soprattutto Luigi Pirandello. “Quello zio che credevo essere mio nonno per quanto era affettuoso” ricorda l’autore di Il sospetto, e a cui deve il nome di Citto al posto di quello di battesimo, Francesco, che il grande drammaturgo gli assegnò un giorno sentendogli farfugliare un “ciccio” pronunciato con le effe, difetto che “avevo da piccolissimo” ricorda Maselli.

Ebbene nel via vai di intellettuali c’era anche Maria Bellonci, prosegue Citto. “Era una scrittrice e il marito, Goffredo Bellonci, un critico letterario che allora dirigeva Città, una rivista molto snob di cui uscirono solo pochi numeri, su cui scrivevano mio padre e Moravia. Lei aveva un gran portamento, così che i maligni la chiamavano l’aigle à deux têtes per via del bel décolleté. Si era fatta conoscere come scrittrice per un bel romanzo storico su Lucrezia Borgia in cui ribaltava il luogo comune dell’avvelenatrice con quello di una donna letterata e colta”.

Insomma, è durante una delle visite dei Bellonci a casa Maselli che Citto, appena adolescente e magrissimo (ribattezzato per questo da Flaiano, “il patito comunista”), sente “parlare dell’idea di fondare un premio letterario. Ne parlano a mio padre e poi coinvolgono Corrado Alvaro. Per un premio ci vuole un finanziatore si dicono ed è proprio lo scrittore calabrese a suggerire il nome di Guido Alberti, il proprietario del liquore Strega che ai tempi era molto interessato ad entrare nel mondo letterario e dello spettacolo. Aveva, infatti, velleità d’attore tanto che una decina d’anni dopo lavorò anche in un mio film: Ruba al prossimo tuo“.

Guido Alberti accettò di buon grado, con l’unico vincolo di dare al premio letterario il nome del suo liquore. Nasce così lo Strega, allora uno dei premi letterari più prestigiosi. Oggi uno dei più discussi. Il primo a vincerlo, nel ’47, è Ennio Flaiano con Tempo di uccidere. Quasi ad anticipare il futuro legame che unirà lo Strega al cinema, diventato nel tempo un serbatoio di storie per i registi. A cominciare proprio dal romanzo di Flaiano che Giuliano Montaldo portò sul grande schermo nell’89.