Nel mondo magico di Amélie. L’infanzia giapponese della Nothomb è un’animazione doc

In sala dal 1° gennaio (per Lucky Red) “La piccola Amélie”, film di animazione della coppia Mailys Vallade e Liane-Cho Han ispirato alla “Metafisica dei tubi”, atipica autobiografia dell’amatissima scrittrice belga Amélie Nothomb. Alla scoperta del mondo attraverso gli occhi di una bambina di tre anni dallo sguardo originale. Tutto è un po’ magico e poetico intorno a lei che si muove tra due mondi e due culture…

In principio era il Verbo. O in questo caso la cioccolata, quella bianca che le porta la nonna dal Belgio. È il piacere, infatti, che fa risvegliare, o forse nascere davvero, quella bimbetta di appena due anni che fin qui, immobile come un ortaggio, sa di essere un tubo, un tubo- Dio – bebé.

Ci vuole talento per misurarsi con un testo sacro, almeno per i fans della belga scrittrice dal celebre cilindro, come Metafisica dei tubi dove Amélie Nothomb, con la sua consueta ed originale ironia, racconta di quella sua infanzia in Giappone – dove è nata Fabienne Claire nel 1967 – da famiglia agiata di diplomatici.

E talento l’hanno dimostrato la coppia Mailys Vallade e Liane-Cho Han con questo esordio alla regia nel lungometraggio di animazione (ma la loro esperienza è lunga e conta anche la collaborazione al film campione d’incassi Il piccolo principe di Mark Osborne), La piccola Amélie, fresco di nomination ai Golden Globe 2026, vincitore del Premio del pubblico ad Annecy, del Premio per il miglior film europeo al festival di San Sebastián, menzionato alla Festa di Roma, presentato a Cannes 2025 ed ora pronto per la sala.

Prima del suo risveglio sensoriale al gusto di cioccolata bianca, Amélie è convinta di essere un tubo, appunto. È un “nulla che occupa spazio” e che si identifica con Dio, per cui è immobile, passiva mentre la vita le scivola addosso all’interno e all’esterno del suo lettino dove passa tutto il suo tempo. Facendo preoccupare tantissimo i genitori, la sorella e il fratellino amorevolissimi.

“Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L’unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta”, dirà una volta “risvegliata”.

Metafisica dei tubi è un’autobiografia atipica e provocatoria e allo stesso modo la Piccola Amélie ne segue il passo accompagnandoci alla scoperta del mondo attraverso gli occhi di una bambina altrettanto originale. Tutto è un po’ magico e poetico intorno a lei che si muove tra due mondi e due culture. Il laghetto in giardino, le carpe koi, il mare e la sabbia, la natura rigogliosa del Giappone con tutte quelle tradizioni secolari e quei piccoli rituali quotidiani in cui si immerge accompagnata da Nishio-san, la sua tata, inseparabile.

Ora Amélie sa parlare, finalmente. E la sua prima parola è “aspirapolvere” accolta dalla felicità di tutta la famiglia. Parlare, dare il nome alle cose, è scoprire e comprendere la realtà, farla esistere. Comprese delusioni e perdite (la morte della nonna, per esempio). In principio era il verbo. E il suo nome è Amélie.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.


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