Scaffali pieni di libri all’82° Mostra del Cinema. A premiarli il nuovo Bookciak al miglior film da opera letteraria del Festival
Da grandi classici come “Frankenstein” nell’attesa rilettura di Guillermo Del Toro o “Lo straniero” di Albert Camus per la regia di François Ozon, passando per un Dante firmato da Julian Schnabel, ad un testo di criminologia come “Io volevo ucciderla” che arriva in concorso (“Elisa”) con Leonardo Di Costanzo, uno dei cinque italiani in corsa per il Leone d’Oro. È un cartellone davvero pieno di libri e grandi ritorni quello dell’82ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica annunciato il 22 luglio. A premiare tra questi il miglior film da opera letteraria sarà Bookciak, il nostro nuovo premio collataterale …

Romanzi, saggi, teatro, personaggi letterari e del palcoscenico sono l’ispirazione primaria di tanti film e autori nelle sezioni della Mostra del Cinema di Venezia. È la conferma di una sensibilità nei riguardi di una consolidata tendenza del cinema internazionale. Ma è anche la promessa di un gran lavoro per la giuria del nuovo premio Bookciak al miglior film da opera letteraria, da quest’anno riconoscimento collaterale della Mostra, e nuovo nato della nostra scuderia.

Già la Selezione ufficiale dell’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, presentata dal direttore artistico Alberto Barbera, propone in concorso sei titoli tratti da libri, su ventuno in competizione per il Leone d’Oro.
A cominciare dal lavoro di Park Chan-wook che in No other choise porta sullo schermo la disperazione, le umiliazioni e le scelte drammatiche di uno specialista licenziato dopo 25 anni di impiego, ispirandosi a The Ax – Cacciatore di teste di Donald E. Westlake (edito da Alacrán nel 2008), già adattato da Costa-Gravas nel 2005. Un confronto, insomma, che crea ancora più curiosità per il film del regista di Oldboy.

Titolo letterario molto atteso è il Frankenstein di Guillermo del Toro, che propone la sua personale (e magica?) trasposizione del testo di Mary Shelley, uno dei romanzi a lui più cari, con un cast ricco di nomi importanti: Oscar Isaac, Mia Goth, Jacob Elordi, Christoph Waltz e molti altri.
Altro classico nel concorso principale è L’étranger, dal romanzo di Albert Camus (in Italia Lo straniero, edito da Bompiani). Come per il romanzo di Shelley, neppure questo è una novità al cinema in quanto già Luchino Visconti lo aveva frequentato nel 1967 con Marcello Mastroianni nei panni di Arthur Mersault, senza incontrare i favori della critica che, anzi, lo ha considerato uno dei film minori del regista. Stavolta è il francese François Ozon a essersi cimentato nell’impresa con protagonista Benjamin Voisin e un elegante bianco e nero.

La lista degli adattamenti prosegue con Il mago del Cremlino, tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli edito da Mondadori. Alla regia Olivier Assayas – anche lui francese – che, affiancato nella sceneggiatura da Emanuele Carrère, dirige quest’opera volta a narrare l’ascesa di Vladimir Putin. È Jude Law a interpretarlo, affiancato da Jeffrey Wright isieme a Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge e Will Keen.
À pied d’œuvre è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Franck Courtès in cui racconta la sua scelta radicale senza mai porsi nel ruolo della vittima (pubblicato da Gallimard): un fotografo rinuncia al successo per dedicarsi alla scrittura, scoprendo così la povertà. La regia di Valérie Donzelli, attrice, sceneggiatrice e regista francese, per la prima volta in concorso a Venezia.

L’unico italiano propriamente adattato da un libro in corsa per il Leone è Elisa di Leonardo di Costanzo, già ospite della Mostra con L’intervallo. Liberamente ispirato al saggio Io volevo ucciderla dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali, racconta di Elisa, in carcere da dieci anni per l’assassinio della sorella, e del suo incontro con il criminologo Alaoui, attraverso il quale la donna intravede una possibile redenzione.
Arriva invece dal teatro, e che teatro!, l’ispirazione di Pietro Marcello che in Duse realizza una ricostruzione (con il materiale d’archivio che tanto arricchisce il suo cinema) degli ultimi anni della vita della grande attrice, tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, il suo ritorno sul palcoscenico nel tentativo di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza conquistata con il lavoro di una vita.
Ancora teatro e una personalità unica come Carmelo Bene sono spunto, probabilmente solo spunto, per Un film fatto per Bene con cui Franco Maresco torna in concorso al Lido, dopo sei anni dall’ultima partecipazione che lo vide vincere il premio speciale della giuria con La mafia non è più quella di una volta. Il racconto riguarda il regista Maresco che scompare dopo avere subito da parte della produzione l’interruzione delle riprese del film su Carmelo Bene. Ma forse lontano da tutto e da tutti, Maresco sta ultimando il suo film, diventato “il solo modo per dare forma alla rabbia e all’orrore che provo per questo mondo di merda”.

Sempre di Maresco alcuni estratti del film – ancora incompleto – su e con Goffredo Fofi sono stati proiettati durante la presentazione e un altro estratto sarà mostrato nel corso della Mostra in ricordo dell’intellettuale scomparso in questi giorni.
Nel concorso di Venezia 82, però, il cinema italiano è presente con altre due opere. La prima – anche cronologicamente dato che sarà il film d’apertura – è il già annunciato La grazia di Paolo Sorrentino. In gara anche Gianfranco Rosi con Sotto le nuvole, ritratto intimo di Napoli, un luogo poetico e senza tempo dove il Vesuvio regna minaccioso e sovrano.
Con quelli appena citati, competono grandi autori internazionali come Yorgos Lanthimos con Bugonia e l’immancabile Emma Stone, protagonista per la quarta collaborazione con il regista greco, e Jim Jarmusch, punto di riferimento del cinema indipendente statunitense, per la prima volta in gara per il Leone d’Oro con Father mother sister brother, film a episodi che indaga i rapporti interpersonali e familiari grazie anche ad un cast d’eccellenza: Cate Blanchett, Tom Waits, Adam Driver e molti altri.

Da menzionare The voice of Hind Rajab, diretto da Kaouther Ben Hania. La regista tunisina è già stata a Venezia con L’uomo che vendette la sua pelle nella sezione Orizzonti, diventato poi il primo film tunisino ad essere candidato all’Oscar, racconta la guerra a Gaza scegliendo una vicenda in particolare: in fuga dalla città con la sua famiglia, Hind Rajab chiama i paramedici della Mezzaluna Rossa palestinese dopo il bombardamento della macchina su cui viaggiavano. La bambina di cinque anni è l’unica sopravvissuta e il film racconta il tentativo di salvataggio attraverso le reali telefonate.

Nella sezione Fuori Concorso (divisa in Fiction e Non Fiction) spiccano alcuni titoli letterari, come il film di chiusura Chien 51 del francese Cédric Jimenez, adattamento dell’omonimo romanzo di Laurent Gaudé, un thriller ambientato in una Parigi futura e distopica.
In the hand of Dante, dal romanzo di Nick Tosches pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo La mano di Dante, è Julian Schnabel a firmare la regia, autore non estraneo agli adattamenti con i precedenti Before the night falls e Miral. NeI cast tante star come Oscar Isaac, Gerard Butler, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese insieme a Franco Nero e Sabrina Impacciatore.

Un altro grande come Alexander Sokurov porta sullo schermo Director’s Diary, un film tratto dai suoi stessi diari, raccolta di accadimenti e appunti attuata per molti anni. Un’operazione simile a quella di I diari di Angela – Noi due cineasti Capitolo terzo, ultimo atto della trilogia di Yervant Gianikian che ripercorre i percorsi di vita e di arte condivisi con Angela Ricci Lucchi, scomparsa nel 2018, attraverso il diario tenuto per anni dalla regista.

Dall’Italia arriva un film forse non unico ma certamente raro nel suo genere: Orfeo, opera prima di Virgilio Villoresi, che ha trasposto per il cinema il Poema a fumetti di Dino Buzzati, considerato trai primi graphic novel mai pubblicati.
Fuori Concorso anche Luca Guadagnino con After the hunt, che porterà Julia Roberts per la prima volta al Lido, e Gus Van Sant che torna alla Mostra con Dead man’s wire, protagonisti Bill Skarsgård e Al Pacino.
Diversi e interessanti i titoli letterari nel concorso di Orizzonti. Un anno di scuola è il racconto di Gianni Stuparich (edito da Quodlibet e già portato in tv nel 1977 da Franco Giraldi) da cui è tratto il secondo film, dopo l’apprezzato Piccolo corpo, di Laura Samani, unica italiana nella sezione insieme a Carolina Cavalli con Il rapimento di Arabella .
Il secondo adattamento è Pin de fartie di Alejo Moguillansky, componente del gruppo di registi indipendenti argentini El pampero cinema. Il titolo rimanda con le iniziali invertite a Fin de partie, il classico di Samuel Beckett (in Italia Finale di partita, Einaudi) ed è spunto per una rilettura originale di quel testo straordinario.
In Late fame di Kent Jones, Willam Defoe è il protagonista dell’adattamento dell’omonimo racconto di Arthur Schnitzler (in italiano Fama tardiva), pubblicato postumo.
Il titolo evoca, ma non è una vera trasposizione: Divine Comedy di Ali Asgari, il regista iraniano che – seguendo la linea del suo cinema – riflette sull’impossibilità di un’esistenza normale e sulla censura presente in Iran, sul valore dell’arte e del cinema come mezzo per resistere.


Nella sezione Spotlight, la letteratura diventa cinema con le opere di Daniele Vicari, che con Ammazzare stanca racconta la storia tratta dall’autobiografia di Antonio Zagari, figlio di un boss che rifiuta la vita mafiosa, e di Mariana Rondón e Marité Ugas che dirigono a quattro mani La hija de la española, adattamento dell’omonimo romanzo della venezuelana Karina Sainz Borgo, tradotto in Italia da Einaudi nel 2019 come Notte a Caracas.
Di sicuro interesse è The Ozu Diaries, opera di Daniel Raim nella sezione Venezia Classici, in cui le immagini dei film del regista giapponese che hanno fatto la storia del cinema accompagnano la lettura dei suoi diari.
Tra le serie tv, le sei puntate di Etty dirette da Hagai Levi, tratte dai diari di Etty Hillesum (Adelphi), ebrea olandese deportata nei campi di concentramento. Attesa anche la nuova serie tv di Marco Bellocchio, Portobello, dedicata al tragico errore giudiziario che coinvolse Enzo Tortora, presentatore del famoso programma televisivo Rai.
La Mostra 2025 incoronerà con il Leone d’Oro alla carriera Werner Herzog, che presenterà il suo nuovo Ghost Elephants e Kim Novak, che in Kim Novak’s Vertigo di Alexandre O. Philippe racconta il capolavoro hitchcockiano dal proprio punto di vista.
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