Sono tutti suoi figli. Nella Bassa di Zavattini, col doc di Pannone

È “Mondo Za” personale omaggio di Gianfranco Pannone all’universo di Cesare Zavattini, raccontato attraverso la sua terra, la Bassa reggiana. Terra di partigiani e comunisti, di Ligabue e di Guareschi. Un viaggio tra memoria e futuro “pedinando” la gente che quella terra la vive e ce l’ha nel sangue. Tutti figli di Zavattini. Il doc è in sala dal 20 dicembre (per Movimento Film)…

È un film sulle “tracce di”, o meglio un film di “pedinamenti” questo Mondo Za, nuovo lavoro di Gianfranco Pannone che – saggiamente – per confrontarsi col “maestro” – e per chi non lo è Zavattini? – sceglie di mettersi alla ricerca di cosa sia rimasto di lui tra la sua gente e i suoi luoghi. Ossia quella Bassa reggiana, “terra di confine lungo il Po” che, al grande intellettuale del Novecento e padre del Neorealismo gli è stata madre, anche di poetica.

“La Bassa ha creato Zavattini, Zavattini da cineasta e scrittore ha ricreato la Bassa”. Andare ad esplorare questa relazione sentimentale è l’impegno di Pannone, attraverso volti e paesaggi che si fanno storia comune. Gente di fiume e pianura, storie di partigiani, raduni in sidecar nel segno di Peppone e don Camillo, la casa (museo) dei Fratelli Cervi, l’amore che ti fa prendere la tessera del partito comunista anche se tuo papà era socialista, il vero Ligabue che passava con la sua moto e la “sua prepotenza” e il “finto” Ligabue di oggi, col suo riporto ben stirato a mo’ di frangetta e il suo fucile per “autodifesa”, perché qui in campagna tutti soli c’è d’aver paura.

Sono tutti figli della Bassa che Gianfranco Pannone “pedina” nelle loro vite. Quei due fratelli che pescano in attesa del pesce grosso e che la crisi ha messo all’angolo portando via loro il lavoro. Quel fotografo innamorato della sua terra, delle sue nebbia, delle rive del fiume accompagnate da filari di alberi. A lui la storia ha strappato via più degli altri: le riuninioni di sezione del Pci si facevano in casa sua, e quante copie, tantissime, de l’Unità diffondeva ogni domenica. E “Carletto”, Lenin, Di Vittorio il “mio Enrico” sono ancora lì incorniciati, accanto agli altri ritratti di Gramsci, Di Vittorio, il Che e pure Bordiga.

Nostalgia? Sicuramente, perché no. Ma il tempo del racconto in Mondo Za non è solo al passato. Anzi. Ci sono le famiglie indiane venute ormai tanti anni fa dal Punjab che tirano avanti grandi fattorie, coi figli che ormai parlano con l’accento emiliano. C’è il rap di Prince e Luk-Man, due ragazzi africani, innamorati dei quadri di Ligabue – pieni di Africa a loro volta- , che nelle loro rime, incredibile, raccontano proprio di Za.

Mentre Za a sua volta, da lontano, passeggiando sotto i portici della sua Luzzara col suo inconfondibile basco in testa, ci ricorda che il cinema deve essere “di tanti per tanti, di guerriglia, continuo, di critica, politico”.

Gianfranco Pannone, a suo modo, lo pratica da tanti anni quel cinema. E “zavattiniano” appare questo suo ultimo lavoro proprio nella volontà di legare insieme ricordi e presente, eredità storica e futuro. Rendendo così la memoria materia viva da rimettere in circolo nel presente e per i tempi a venire.

Proprio come quell’Archivio (audiovisivo del movimento operaio e democratico) che Cesare Zavattini ha fondato e da cui viene il repertorio di Mondo Za, prodotto da Effetto Notte e Poligraphic, con Aamod e Movimento Film che l’ha già portato insala dal 20 dicembre.