Zerocalcare la stella polare del fumetto italiano. Da Rebibbia al Rojava e ritorno



Zerocalcare (il suo vero nome è Michele Rech, nato ad Arezzo il 12 dicembre 1983) è molto di più di un autore di enorme successo. È un po’ la stella polare che ha illuminato il fumetto italiano di questi ultimi dieci anni, indicando una direzione – che è tutta personale e difficile da imitare – che coniuga narrazione del «sé» e dell’«altro».

Il «sé» è la sua vita, quella dei suoi affetti, dei suoi amici, delle persone che lo circondano e del quartiere in cui vive da sempre. Ovvero Rebibbia, cosiddetta periferia a Nord-Est di Roma, dove arriva da ragazzo, dopo un’infanzia vissuta in Francia.

Le vicende quotidiane dei personaggi dei suoi fumetti: Zerocalcare, Secco, gli amici e l’Armadillo (un alter-ego immaginato, ma non troppo), per i riferimenti culturali e identitari e per la spumeggiante forza comica di situazioni e battute (amplificata da un’icastica forma grafica) trascendono quello che agli inizi poteva sembrare un limite, e cioè una sorta di giovanilismo localistico, legato a un’età e a un luogo ben definiti.

In realtà le sue storie mostravano già un’appartenenza più ampia, comune a più generazioni cresciute tra cartoon, serie cult tv, playstation e videogiochi; fortificata, però, nell’esperienza vitale di centri sociali, concerti punk, graffiti e militanza politica e di strada.

Ecco, allora, l’«altro», ovvero l’attenzione sincera, vissuta e rigorosa (Zerocalcare si è definito uno straight-edge: versione etica del punk, contro gli eccessi di quella cultura) per gli altri, incarnati nelle tante declinazioni sociali degli emarginati, degli oppressi e dei diversi.

Zerocalcare non è però un semplice «impegnato per», piuttosto un «partecipato da» quell’alterità. Lo ha dimostrato nel suo modo di porsi (tra l’altro, la pazienza e la disponibilità con cui si sottopone alle interminabili sedute firmacopie, in occasione di fiere e convention del fumetto), con le sue tante opere (tutte pubblicate da BAO Publishing) e nelle diverse forme e situazioni di intervento militante.

Dagli esordi più personali de La profezia dell’Armadillo (2011) e di Un polpo alla gola (2012) alle raccolte dei suoi fulminanti post grafici apparsi sul suo blog, come Ogni maledetto lunedì su due (2013) e L’elenco telefonico degli accolli (2015), allo spaccato autobiografico di Dimentica il mio nome (2014).

In mezzo ci sta la candidatura al Premio Strega nel 2015 (è stato il secondo fumettista dopo Gipi a «sfidare» la società letteraria) e, a testimonianza della sua costante «partecipazione», il capolavoro Kobane Calling (2016) diario-reportage di un fumettista embedded: sul fronte, però, non delle potenze militari ma a supporto del popolo curdo sul confine turco-siriano. E ancora, tanti altri libri nei quali miscela sapientemente, satira, fiction e autofiction come in Macerie Prime e Macerie Prime – Sei mesi dopo (2017).

Testimonianze, tutte, di una sua maturazione, anche d’età (è un quasi quarantenne) e dell’interrogarsi sul mutare o meno dei rapporti e dello sguardo sul suo mondo di riferimento.

Fama e popolarità non smettono di crescere a dismisura: quotidiani, settimanali e programmi tv si contendono Zerocalcare in forma di interviste, partecipazioni, copertine e inserti a fumetti. Da La profezia dell’Armadillo è stato tratto l’omonimo film, diretto da Emanuele Scaringi, presentato nel 2018 alla 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nella categoria Nuovi Orizzonti.

Attualmente Zerocalcare sta lavorando come ideatore, sceneggiatore e regista alla sua prima serie animata tv per Netflix, Strappare lungo i bordi che sarà ambientata nel suo universo narrativo e popolata dai suoi classici personaggi: Secco, l’Amico Cinghiale, Sarah e l’Armadillo che avrà la voce di Valerio Mastandrea. La serie è prodotta da Movimenti in collaborazione con BAO Publishing e il suo teaser su YouTube sta già spopolando.

Una fagocitazione mediatica che però non ha scalfito l’originalità e la godibilità dei suoi fumetti e, soprattutto, la genuinità della persona Zerocalcare e del suo modo di pensare e di agire.