Il virus del cinema italiano. Antonietta De Lillo a RaiCinema: ci vogliono equità e pluralismo

«Ridisegnare un sistema a più voci, culturalmente e industrialmente diversificato, e che non si esaurisca nel pensiero unico del grande»: questa è la posta in gioco dell’appello rivolto da Antonietta De Lillo, regista e produttrice indipendente (con marechiarofilm, i cui titoli sono disponibili gratuitamente online per il periodo della quarantena) all’amministratore delegato di Rai Cinema Paolo Del Brocco.

La profonda crisi aperta dall’emergenza sanitaria deve infatti essere colta (sottolinea la regista nella sua lettera aperta) come l’occasione per avviare una necessaria riflessione (anche) sul sistema produttivo e distributivo del cinema italiano: «In un momento in cui gli orizzonti economici del Paese sono all’estremo della precarietà e dell’incertezza, penso che sia importante ripristinare un clima di fiducia ed equità».

Mai come ora, insomma, la grande produzione e distribuzione dovrebbe mettere in discussione se stessa all’insegna dell’apertura e della trasparenza: «e mi piacerebbe», prosegue la De Lillo, «se fosse proprio un servizio pubblico come RaiCinema a fare un primo passo in questa direzione, rendendo pubblici i dati sull’utilizzo delle risorse nei diversi progetti».

Il caso da cui parte la regista è quello dei documentari collettivi e partecipati che stanno puntando a raccontare, tramite la raccolta di video-testimonianze da ogni parte d’Italia, l’epoca del Coronavirus e della quarantena. Tra questi, Viaggio in Italia, lanciato da Gabriele Salvatores, gode del sostegno non indifferente di Rai Cinema come coproduttore. «Mi fa piacere», scrive la De Lillo, «anch’io sono convinta che l’eccezionalità del momento storico che stiamo vivendo possa essere raccontata nella sua complessità solo da una narrazione collettiva e condivisa».

La regista però invita la «macchina della grande produzione», di cui Rai Cinema è «uno degli attori principali» in Italia, a non dimenticarsi delle altre realtà impegnate con progetti validi sullo stesso fronte: per esempio, il milanese Instant Corona (doc collettivo di MIR Cinematografica, AIR3 Associazione Italiana Registi e Milano Film Festival) e il racconto collettivo al femminile Tutte a casa (di cui ci ha parlato Maria Antonia Fama).

Insomma, un fenomeno innovativo e importante come quello degli attuali doc partecipati (di cui la stessa De Lillo è stata pioniera con marechiarofilm) non riproduca la consueta gerarchia del sistema cinema in Italia, con pochi “grandi” operatori privilegiati da una parte e tanti altri “piccoli” e quasi invisibili dall’altra.

Al contrario, scrive la De Lillo, una crisi come l’attuale rende tanto più urgente «compiere scelte in controtendenza con quanto è accaduto finora, ridistribuire le risorse a tutti gli attori del settore, che sono il motore che muove la nostra industria, aiutandoli ad uscire dall’emergenza, senza lasciare nessuno indietro». Perché «tutti insieme rappresentiamo la ricchezza culturale del nostro Paese. Cogliamo l’occasione per fare delle scelte che ci permettano di migliorarci».