La carica dei messicani: Iñárritu presidente di giuria a Cannes 2019

Sarà Alejandro Gonzales Iñárritu il presidente di giuria di Cannes 2019 (dal 14 al 25 maggio). Il regista messicano cinque volte premio Oscar è proprio dalla Croisette che è partito alla conquista di Hollywood. Con “Amores Perros”, presentato nel 2000 alla Settimana della critica. Da allora non l’ha fermato più nessuno. Guarda il video

È il momento dei messicani. Bhé a dire il vero lo è da un bel po’. E i grandi festival se li “litigano”. Così se Venezia in questi giorni ha brillato della luce riflessa dei tre Oscar portati a casa da Alfonso Cuaron col magnifico Roma (come già accaduto lo scorso anno con Guillermo del Toro), Cannes chiama al timone della sua giuria uno degli autori messicani più carichi di statuette: Alejandro Gonzales Iñárritu.

Subentrando all’incantevole Cate Blanchett che ha guidato la 71esima edizione del festival, consegnando la Palma d’oro a Un affare di famiglia del giapponese Kore-eda Hirokazu, Iñárritu sarà presidente di giuria della 72esima edizione della kermesse francese che si svolgerà dal 14 al 25 maggio.

Del resto il celebre regista messicano è proprio dalla Croisette che è partito per la conquista di Hollywood. Dalla Settimana della critica, esattamente, dove nel 2000 ha presentato il durissimo Amores Perros che, attraverso tre storie legate da un incidente d’auto, racconta il dramma della società messicana. La strada è aperta, nominato all’Oscar come miglior film straniero, sarà seguito nel 2003 dal suo primo film americano, 21 Grammi: ancora un puzzle di storie da mettere insieme che regala a Naomi Watts et Benicio del Toro due nomination.

Del 2006 è Babel, ultima parte della trilogia, costruzione di quattro storie che si svolgono su tre continenti, in cinque diverse lingue e interpretato da grandi divi e attori presi dalla strada. Risultato: premio della regia a Cannes 59 e sette nomination. Il suo film seguente, Biutiful del 2010 è un ritorno alla lingua spagnola e girato a Barcellona che regala a Javier Bardem la Palma per il miglior attore e, a seguire, la nomination.

Ma ecco che le preziose statuette tante volte sfiorate, finalmente arrivano e, numerose, con Birdman, originale commedia esistenziale sull’ego ipertrofico di un attore – girata in un’unico piano sequenza – che trova ispirazione in Carver. Presentato a Venezia 71, il film porta a casa quattro Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura e fotografia. Nel 2016 ancora due statuette con The Revenant: una per il regista e l’altra per l’attore, Leonardo DiCaprio nei panni del vendicatore nato dalla penna dello scrittore, Michael Punke. Mentre nel 2017 con l’istallazione in realtà virtuale, Carne y Arena, vince un Oscar speciale. Il suo quinto.

Guarda il video dedicato ai suoi film.


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