Che strano fotografare Federico. Gli scatti di Elisabetta Catalano per la riapertura di Cinecittà

Cinecittà riapre con una mostra fotografica che celebra il centenario della nascita di Fellini. Lo sguardo particolare di Elisabetta Catalano, ritrattista per vocazione, scopertasi fotografa sul set di , getta una luce tutta particolare sugli scatti del regista riminese, che rimarrà in mostra fino al 21 marzo.

Elisabetta Catalano (a destra) in di Federico Fellini

La prima cosa che si riesce a scorgere entrando nel Teatro1 di Cinecittà è la faccia sorniona di Federico Fellini che fa capolino da dietro la sua mano aperta. Lo scatto è solo uno dei tanti che costellano le pareti di una mostra messa in scena, è il caso di dirlo, nel teatro di posa romano, foto che portano tutte una sola firma: quella di Elisabetta Catalano.

Il percorso espositivo, intitolato Ritratto rosso, è l’evento di riapertura dei musei della città del cinema e resterà aperta al pubblico fino al 21 marzo. È certo un omaggio al cittadino più illustre della Fabbrica dei Sogni in occasione del suo centenario (ormai agli sgoccioli), ma è anche un faro acceso su una delle ritrattiste di maggior talento del panorama italiano.

Come spesso accade quando c’è Fellini di mezzo, la storia delle fotografie e della carriera di Elisabetta Catalano è tutta particolare. Chiamata dal regista riminese per interpretare una piccola parte in – neppure piccolissima, in realtà: la sorella di Anouk Aimée e dunque la cognata del protagonista Marcello Mastroianni –, Catalano si ritrova a passare lungo tempo su un set brulicante di eventi e con poche scene da dover recitare. Non resiste alla tentazione: imbraccia la macchina fotografica del padre, una vecchia Mamiaflex, e inizia a rubare immagini dal dietro le quinte. Nasce così la sua carriera e si disvela così il suo talento, che Fellini stesso riconosce per primo.

Col passare degli anni la vorrà su tutti i suoi set: Satyricon, La città delle donne, Intervista, Prova d’orchestra, La voce della Luna. Per Intervista le commissiona addirittura il ritratto di Eva Grimaldi che verrà poi appeso in tutte le fermate della metropolitana, Cinecittà compresa. Ma sarà Fellini stesso a visitare i “set” di Catalano, ovvero il suo studio fotografico, ricostruito fedelmente all’interno del Teatro 1. “Avevano in comune la passione per le facce”, spiega Raffaele Simongini, che ha curato assieme a Laura Cherubini i testi che guidano il visitatore attraverso gli scatti.

Per Fellini in effetti i volti furono un vero e proprio leit motiv. Il disegno burlesco delle facce fu la sua prima occupazione a Rimini e poi anche a Roma, dopo la liberazione, quando assieme a un altro grande del nostro cinema, Vittorio De Seta, mise su il “Funny Face Shop“, guadagnando non poche lire dai disegni caricaturali dei soldati americani. Fu lì, mentre scappava da un soldato adirato per il suo ritratto, che lo trovò Rossellini, nel frattempo occupato a girare Roma città aperta, per poi trascinarlo definitivamente nel turbinio del cinematografo.

Tutte le fotografie sono state scelte dall’Archivio Elisabetta Catalano, diretto da Aldo Ponis, che della mostra è anche curatore. Il fiore all’occhiello sono però le fotografie segnate dalla matita rossa di Catalano, quelle da scartare, che invece non solo vengono esposte ma sono anche il motivo del titolo dell’intero percorso espositivo. Proprio tra queste spicca la più commovente delle fotografie in mostra: un tenero bacio sulla guancia che il regista riceve da Peppino Rotunno, suo storico direttore della fotografia recentemente scomparso.

Immortalare Fellini e guadagnarsi il suo rispetto non sono certo imprese da tutti, ma le fotografie e i ritratti di Catalano sono così intuitivamente “giusti” e genuini che non stupisce l’accondiscendenza del regista verso la fotografa. “Sapeva che non l’avrebbe mai tradito”, dice Laura Cherubini. Di particolare impatto sono infatti le differenti serie di ritratti a cui Fellini si prestò in momenti diversi della sua vita, fotografie esposte sui teli originali che Catalano utilizzava nel suo studio.

L’ultima di queste è scattata nel 1993, appena prima di prendere l’aereo per Los Angeles dove il regista avrebbe ricevuto il quinto e ultimo Oscar, quello alla carriera. Lo ritrae in frac, sorridente e con la mano in alto, questa volta come un cenno di saluto al visitatore, al pubblico, ma soprattutto all’amica di una vita nascosta dietro la macchina fotografica.