Quel film che fece il giro del mondo, con cinque Oscar

Sesto appuntamento con la rubrica dedicata ai classici della letteratura diventati dei classici del cinema. È la volta del celebre “viaggio” di Verne, scrittore tra i più amati dal cinema fin dagli esordi. L’adattamento più famoso, quello del 1956 per la regia di Michael Anderson, fu da record: cinque Oscar e una quarantina di cammei d’eccezione, da Marlene Dietrich a Buster Keaton…

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I viaggi hanno sempre animato la fantasia di scrittori, sceneggiatori, registi, pittori, artisti. La loro immaginazione ci ha portati in luoghi esotici e misteriosi, ma anche in mete più romantiche e tradizionali. Ci ha fatto raggiungere lo spazio e visitare nuovi mondi.

Maestro indiscusso dei viaggi fantastici fu lo scrittore francese Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905) che, non a caso, raccolse in un unico volume i suoi Viaggi straordinari (Voyages extraordinaires). L’opera, contenente cinquantaquattro romanzi pubblicati tra il 1863 e il 1905, fece nascere il genere avventuroso-scinetifico in cui l’osservazione della realtà si univa alla conoscenza della tecnica talvolta spingendosi a geniali, quanto fantasiose, ipotesi.

In questa ricca raccolta figurano alcune delle opere più conosciute e apprezzate di Verne che hanno trovato una, più o meno fedele, trasposizione cinematografica.

Viaggio al centro della Terra (Voyage au centre de la Terre) pubblicato per la prima volta nel 1864, Dalla Terra alla Luna (De la Terre à la Lune) del 1865, Intorno alla Luna (Autour de la Lune) del 1870 e Le avventure del capitano Hatteras (Voyages et aventures du capitaine Hatteras) pubblicato in due parti, Les Anglais au Pôle Nord (1866) e Le Désert de glace (1866), ispirarono l’eclettico Georges Méliès per i suoi Viaggio attraverso l’impossibile (Voyage à travers l’impossible, 1904), Viaggio nella Luna (Le Voyage dans la Lune, 1902) e À la conquête du Pole (1912).

Anche I figli del capitano Grant (Les enfants du capitaine Grant), pubblicato in tre parti tra il 1867 e il 1868, venne portato sul grande schermo. Tre le pellicole tratte dal racconto, la prima fu I figli del capitano Grant (Les enfants du capitaine Grant, 1913) diretto da Victorin-Hippolyte Jasset, Joseph Faivre, Henry Roussel. Seguirono, con lo stesso titolo, il film diretto dal sovietico Vladimir Vajnštok nel 1936 (Deti kapitana Granta) e quello più noto diretto nel 1962 da Robert Stevenson (In Search of the Castaways) con il cantante francese Maurice Chevalier tra i protagonisti.

Ventimila leghe sotto i mari (Vingt mille lieues sous les mers), il secondo capitolo di una trilogia che inizia con I figli del capitano Grant pubblicato in due parti tra il 1869 e il 1870, divenne un film. Nell’impresa si cimentò ancora una volta Georges Méliès con il suo Ventimila leghe sotto i mari (Vingt mille lieues sous les mers, 1907), ma la trasposizione più conosciuta fu quella realizzata nel 1954 dalla Disney: 20.000 leghe sotto i mari (20,000 Leagues Under the Sea) di Richard Fleischer con Kirk Douglas, James Mason e Peter Lorre.

Anche il terzo racconto della trilogia, L’isola misteriosa (L’île mystérieuse) pubblicato in tre parti tra il 1874 e il 1875, ispirò diverse pellicole. Da segnalare L’isola misteriosa (The Mysterious Island, 1929) diretto da Benjamin Christensen e interpretato da Lionel Barrymore e L’isola misteriosa (Mysterious Island, 1961) per la regia di Cy Endfield.

Sul grande schermo approdarono anche Michele Strogoff (Michel Strogoff) pubblicato per la prima volta nel 1876 da ricordare Il corriere dello zar (Der Kurier des Zaren, 1936) di Richard Eichberg; Le tribolazioni di un cinese in Cina (Les tribulations d’un chinois en Chine) uscito nel 1879 divenne L’uomo di Hong Kong (Les Tribulations d’un chinois en Chine, 1965) di Philippe de Broca con Jean-Paul Belmondo e Ursula Andress; Robur il conquistatore (Robur le conquérant) del 1886 e il suo seguito Padrone del mondo (Maître du monde) pubblicato nel 1904 ispirarono Il padrone del mondo (Master of the World, 1961) diretto da William Witney e interpretato da Vincent Price e Charles Bronson; Di fronte alla bandiera (Face au drapeau) del 1896 ispirò il film di animazione cecoslovacco La diabolica invenzione (Vynález skázy, 1961) di Karel Zeman; da Cinque settimane in pallone (Cinq semaines en ballon) del 1863, il primo dei Viaggi straordinari, venne tratto Cinque settimane in pallone (Five Weeks in a Balloon, 1962) di Irwin Allen. Il faro in capo al mondo (Le phare du bout du monde) volume uscito postumo nel 1905 per volere del figlio di Verne, Michel che riscrisse parte del romanzo, fu portato sul grande schermo nel 1971 da Kevin Billington con il suo Il faro in capo al mondo (The Light at the Edge of the World) con Kirk Douglas, Yul Brynner, Fernando Rey e Massimo Ranieri.

Ma la trasposizione più riuscita nonché più celebre dei romanzi di Jules Verne rimane Il giro del mondo in 80 giorni pubblicato nel 1873 ed uscito nelle sale nel 1956 per la regia di Michael Anderson.

Un gentiluomo inglese Phileas Fogg, scommette con i colleghi del Reforum Club di riuscire nell’impresa di compiere il giro del mondo in ottanta giorni. Accompagnato dal domestico francese Passepartout, che lo toglie più volte dai guai, parte alla volta dell’India dove libera dal rogo la giovane Principessa Adua, quindi si reca in Cina poi in America sempre seguito dall’ispettore di polizia Mr. Fix che lo crede autore di un grosso furto alla Banca d’Inghilterra. Giunto sulla costa atlantica è costretto a noleggiare una nave per arrivare in tempo a Londra, ma Fix, ottenuto finalmente il mandato di cattura, lo arresta facendogli perdere un intero giorno. Fogg è così convinto di aver perduto la scommessa, ma grazie a Passepartout capisce che viaggiando verso est ha guadagnato, per il fuso orario, 24 ore. Il gentiluomo potrà quindi incassare la scommessa e sposare Adua.

Aperta da un’introduzione del produttore Mike Todd che elogia Jules Verne, la pellicola è piuttosto fedele al romanzo. Poche, infatti, le differenze. Da segnalare solo la mongolfiera utilizzata nel film come mezzo di trasporto e la tappa in Spagna elementi non menzionati nell’opera di Verne.

Il giro del mondo in 80 giorni, sceneggiato da James Poe, John Farrow, S.J. Perelman, fu un successo mondiale. A ricoprire il ruolo del protagonista venne chiamato David Niven che aggiunse una vena di humor inglese all’avventura. Passepartout fu, invece, interpretato da Cantinflas (nome d’arte di Fortino Mario Alfonso Moreno Reyes) un comico messicano che tentò, invano, di sfondare ad Hollywood al punto che, se escludiamo la pellicola tratta dal romanzo di Verne, viene ricordato più per essere stato il testimone di nozze di Liz Taylor e Mike Todd (il produttore del film) che per altre pellicole. La semi debuttante Shirley MacLaine diede il volto alla Principessa Adua, mentre per Robert Newton, che interpretò Mr. Fix, fu l’ultima pellicola girata.

Ad arricchire il film fu, inoltre, il cast d’eccezione con una quarantina di cammei dei divi più celebri del momento: Fernandel (il cocchiere), Luis Miguel Dominguín (il torero), Marlene Dietrich (la proprietaria del Saloon), Frank Sinatra (il pianista del saloon), Buster Keaton (conducente del treno), John Carradine (Col. Proctor Stamp), Peter Lorre (il cameriere orientale), Martine Carol (la ragazza alla stazione di Parigi), Ronald Colman (il funzionario delle ferrovie indiane), Trevor Howard (Denis Fallentin), Charles Coburn (impiegato Steamship co.), Noël Coward (Hesketh-Baggott), John Gielgud (il maggiordomo Foster), Victor Mclaglen (il timoniere), John Mills (il conducente della carrozza), Cedric Hardwicke (Sir Francis Cromarty). Solo per citarne alcuni.

Il film venne realizzato con lo speciale procedimento Todd-AO (non a caso brevettato dal produttore) che consisteva nel girare su negativo di 65 mm e stampare su positivo di 70 mm, al fine di ottenere un effetto di dilatazione dello schermo.

Nel 1957 la pellicola si aggiudicò cinque premi Oscar (Miglior film, Migliore sceneggiatura non originale, Migliore fotografia, Miglior montaggio, Miglior colonna sonora) e anche se nei decenni ha perduto un po’ del suo smalto, Il giro del mondo in 80 giorni rimane un classico della storia del cinema, forse perché quel viaggio avventuroso e quella scommessa contro il tempo rimangono davvero unici e irripetibili.

Marco Ravera

Ama il cinema, la politica, i libri, il tennis e Dylan Dog

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