È “Roma” il Leone d’oro (Netflix). L’Italia a bocca asciutta, rifletta sul suo cinema

Vittoria annunciata col Leone d’oro a “Roma”, magnifico amarcord in bianco e nero del messicano Alfonso Cuaron, targato Netflix. L’Italia resta totalmente a bocca asciutta, nonostante i tre titoli in concorso. Polemiche contro il colosso dello streaming buone per evitare ancora una volta una seria riflessione sul nostro cinema apparso così “superato” tra gli altri titoli internazionali. Cuaron ha indicato il futuro del cinema d’autore. Il nostro saprà cogliere la sfida? Netflix o non Netflix …

Vittoria annunciata a Venezia 75: il Leone d’oro va a Roma, il folgorante amarcord in bianco e nero del messicano Afonso Cuaron, targato Netflix che, passato al secondo giorno di festival, ha fatto subito gridare al capolavoro pubblico e critica. Innescando, però, le polemiche contro il colosso dello streaming (sul piede di guerra gli esercenti e i puristi della settima arte), vero vincitore di questo festival con un ulteriore premio: migliore sceneggiatura ai fratelli Coen per The Ballad of Buster Scruggs, divertissement d’autore in chiave western.

L’Italia, invece, come raramente è accaduto in anni recenti resta totalmente a bocca asciutta. Nonostante i tre film in concorso (Minervini, Martone e Guadagnino) e gli oltre venti nella selezione ufficiale.

Sul palco della premiazione fa un certo effetto vedere affiancati Alfonso Cuaron col Leone in mano che ringrazia in italiano, inglese e spagnolo e accanto a lui il presidente di giuria, Guillermo Del Toro, anche lui messicano e suo amico da sempre che soltanto lo scorso anno era lì a ricevere lo stesso riconoscimento per La forma dell’acqua. Quell’affascinante favola nera che di lì a poco avrebbe preso la forma dell’Oscar (quattro addirittura). Confermando Venezia come la nuova piattaforma di lancio verso la notte delle stelle (è accaduto anche al magnifico Tre manifesti a Ebbing, Missouri).

A seguire nel palmarès due riconoscimenti, importanti, sono andati alla Favorita del favorito Yorgos Lanthimos. Il Gran premio della giuria e la Volpi ad Olivia Colman, qui nelle vesti della regina Anna, alle prese con gli intrighi di corte dell’Inghilterra del ‘700. Mentre la Volpi per il miglior attore la ritira Willem Dafoe nei panni di Van Gogh in At Eternity’s Gate di Julian Schnabel.

Il Leone d’argento per la regia se lo aggiudica il francese Jacques Audiard con un adattamento: The Sisters Brothers, dall’omonimo romanzo western di Patrick Dewitt, con John C. Reilly e Joaquin Phoenix, nei panni irresistibili di due fratelli killer al soldo di un ricco e potente signore, con momenti di leggerezza e sprazzi di comicità.

Completa il palmarès il doppio riconoscimento al discusso revenge movie dell’australiana Jennifer Kent, l’unica regista donna del concorso, The Nightingale, che porta a casa il premio speciale della giuria e quello Mastroianni che va all’attore aborigeno Baykali Gananbarr.

Si conclude così questa Venezia 75 che sicuremente sarà ricordata come l’edizione di Netflix. E a cui sicuramente seguiranno altre polemiche. Così da poter oscurare ancora una volta una seria riflessione su dove stia andando il cinema italiano che, mai come questa volta, è apparso superato e invisibile nel confronto con gli altri titoli del concorso. Nonostante la nostra critica, sempre più addomesticata, continui ad osannare i soliti intoccabili (vedi il caso Capri-Revolution). Alfonso Cuaron con Roma ha indicato il futuro del cinema d’autore. Quello italiano, soprattutto quello dei soliti salotti buoni e delle conventicole autoreferenziali, saprà cogliere la sfida? Netflix o non Netflix.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.


© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581