Guida per lettori cinefili alla Festa di Roma. Da Ozon a Kawase passando per gli incontri

La kermesse della Capitale, che si terrà dal 15 al 25 ottobre, ha svelato il suo programma. Molti gli adattamenti, dai più raffinati (“L’oblio che saremo” di Héctor Abad ) ai biopic dei calciatori (Martin Bengtsson dell’Inter). Una festa che pesca tra le maggiori selezioni internazionali, Cannes in primis, ma che propone anche esordi interessanti. Nonostante l’incognita Covid… 

La Mostra di Venezia con la sua edizione “storica” ha dato il via alla ripresa delle grandi kermesse cinematografiche e Roma non si è tirata indietro. Il 5 ottobre è stato annunciato il programma ufficiale della 15esima edizione della Festa del Cinema, per voce di Laura Delli Colli (Presidente della Fondazione Cinema per Roma) e Antonio Monda (Direttore artistico della Festa).

Il fattore Covid è stato ed è, ovviamente, protagonista. Il protocollo della Festa non è stato ancora definito pienamente, complice l’attesa per il Dpcm in arrivo, ma con ogni probabilità sarà limitato l’accesso alle aree della Festa ai soli spettatori muniti di titolo, sacrificando anche il red carpet, che sarà fruibile solo dalla cavea (previa prenotazione). L’organizzazione è riuscita comunque a mantenere tutti gli appuntamenti delle passate edizioni: Incontri ravvicinati, Duelli, Fedeltà/Tradimenti (quest’ultima dedicata agli adattamenti). Il programma ha avuto persino qualche beneficio dalla pandemia, con un buon innesto di film “etichettati” da Cannes, ma ci sono titoli passati anche da Toronto, San Sebastián e dal Sundance.

E tra i tanti non mancano gli adattamenti. Mentre Francesco Totti è atteso all’Auditorium per il doc di Alex Infascelli (Mi chiamo Francesco Totti) per un campione che ce l’ha fatta, c’è sempre almeno una promessa che invece è rimasta nell’ombra. Tigers di Ronnie Sandahl racconta infatti la storia di Martin Bengtsson, promettente talento svedese che arrivò giovanissimo all’Inter rimanendo però sopraffatto dallo stress della vita da calciatore professionista. Il film fa parte della produzione condivisa con “Alice nella Città” ed è tratto dall’autobiografia di Bengtsson, In the shadow of San Siro, inedita in Italia.

La narrativa orientale sarà rappresentata da ben tre titoli, su tutti Asa ga Kuru (Vere madri) della nipponica Naomi Kawase (già vincitrice nel 2007 del Gran Premio della Giuria alla Croisette), tratto dal romanzo omonimo di Mizuki Tsujimura, inedito nel nostro paese; è inoltre uno dei titoli della Cannes Label, che a Roma saranno circa una decina in totale.

Sempre dal Giappone anche Subarashiki Sekai (Un mondo meraviglioso) di Miwa Nishikawa, tratto dal  romanzo omonimo di Ryuzo Saki, anche questo inedito in Italia, e passato a Toronto. Dal Sundance arriva invece The reason I jump di Jerry Rothwell, tratto da Il motivo per cui salto (in Italia pubblicato da Sperling & Kupfer) di Naoki Higashida, un adolescente autistico, che ha testimoniato le sue quotidiane difficoltà.

Per i più cinefili, le sale della Festa ospiteranno anche l’ultimo lavoro di François OzonÉté 85 (nella foto), anch’esso nella selezione ufficiale di Cannes. Il grande regista francese si è ispirato a Danza sulla mia tomba di Aidan Chambers (edito da BUR), storia dell’amicizia estiva tra due adolescenti. Ozon sarà inoltre protagonista di uno degli incontri ravvicinati, sia per presentare il film, che per raccontare il suo cinema e la sua carriera.

La sezione degli incontri di quest’anno oltre al cineasta francese ospiterà: la scrittrice Zadie Smith, Steve McQueen (a cui verrà consegnato il Premio alla carriera proprio da Smith), Gabriele Mainetti, i fratelli D’Innocenzo, Gianfranco Rosi, i Manetti Bros. (grande attesa per il loro Diabolik, di cui mostreranno in anteprima qualche minuto), Thomas Vinterberg, Thom Yorke, Damien Chazelle, John Waters, Werner Herzog (via streaming, così come il suo ultimo lavoro, Fireball) e Pete Docter (anche lui ritirerà il Premio alla carriera a nome della Pixar).

Sulle ferite del colonialismo francese, poi, si interrogano in maniera diversa, Des hommes (Degli uomini) di Lucas Belvaux e Des nos frères blessés (Dei nostri fratelli feriti) di Hélier Cisterne. Entrambi tratti da romanzi omonimi: il primo – incluso anche questo nella selezione di Cannes – di Laurent Mauvigner (pubblicato in Italia da Feltrinelli) e il secondo di Joseph Andras (edito da Fazi).

A chiudere la schiera degli adattamenti ci sono, infine, Le discours (Il discorso) di Laurent Tirard, tratto da Il discorso di Fabrice Caro (pubblicato da nottetempo), le Eumenidi dell’esordiente Gipo Fasano che trasporta Eschilo ai Parioli, ed El olvido que seremos (L’oblio che saremo) di Fernano Trueba. Quest’ultimo oltre al timbro della Croisette ha avuto la sua prima mondiale a San Sebastián, dov’è stato film di chiusura, ed è tratto dall’acclamato romanzo di Héctor Abad (in Italia edito da Einaudi).

Al di là degli adattamenti, sono da ricordare anche i già citati appuntamenti di Duelli/Tradimenti. Solo per nominarne qualcuno: Concita De Gregorio affronterà le trasposizioni del Don Chisciotte di Cervantes, Steve Della Casa parlerà de La notte dei morti viventi, mentre Michela Murgia proporrà la sua lettura di Shining (analizzato già lo scorso anno da Gian Arturo Ferrari).

Non vanno dimenticati poi i restauri di Padre padrone dei fratelli Taviani e di In nome della legge di Pietro Germi, la retrospettiva su Satyajit Ray curata da Mario Sesti, la sezione “I film della nostra vita” dedicata quest’anno alla fantascienza, Glauber, Claro dell’autore brasiliano dal respiro internazionale, César Meneghetti (per anni attivo in Italia in coppia con Elisabetta Pandimiglio), Ammonite di Francis Lee, Druk di Thomas Vinterberg,  il film collettivo di Gabriele Salvatores, Fuori era primavera Viaggio nell’Italia del lockdown e moltissimi altri appuntamenti, tutti elencati nel programma ufficiale.

Sarà una Festa del Cinema molto densa, com’è giusto che sia dopo un anno turbolento per il settore. Con l’augurio che il Covid non metta i bastoni tra le ruote, ma l’esperienza di Venezia fa ben sperare.