Il Vietnam di Cecilia Mangini. Memorie di una combattente da Rotterdam a Roma

Dal Festival di Rotterdam all’Extra Doc Festival di Roma, il 2 luglio (ore 21 al MAXXI) in anteprima italiana, “Due scatole dimenticate – un viaggio in Vietnam”, nuovo lavoro di Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli dedicato a quel reportage fotografico di più di cinquant’anni fa, firmato dalla decana del documentario italiano, in occasione dei sopralluoghi per un film – mai realizzato – sulla resistenza del popolo vietnamita. Un film sulla memoria, sulla sua perdita, sulla necessità di ricostruirla attraverso il racconto di un’artista combattente …

 

È un film sulla memoria, sulla sua perdita, sulla necessità di ricostruirla. Attraverso lo sguardo, sguardo d’autore, anzi in questo caso d’autrice, curioso di raccontare, sempre, facendo scelte di campo anticonformiste. Sì proprio come quelle donne vietnamite orgogliose di spogliarsi degli abiti da operaie per indossare quelli da guerriere, da combattenti col fucile e farsi fotografare da un’altra donna combattente come loro: Cecilia Mangini, armata allora della sua macchina fotografica.

È tutto questo Due scatole dimenticate – un viaggio in Vietnam, nuovo lavoro della decana del decumentario italiano presentato in anteprima internazionale al Festival di Rotterdam, lo scorso gennaio ed ora in anteprima italiana, il 2 luglio all’Extra Doc Festival di Roma, (ore 21 al MAXXI).

Ideale prosecuzione del precedente Le Vietnam sera libre, cortometraggio presentato alla Festa di Roma e volato via per festival internazionali, Due scatole si propone ancora una volta come un viaggio attraverso poco meno di un secolo. Quello vissuto dall’inarrestabile signora del documentario, 92 anni narrati con rigore e tenerezza in questo ultimo lavoro firmato a quattro mani con Paolo Pisanelli, diventato negli anni suo complice e cantore, attraverso mostre, progetti audiovisivi e come direttore artistico de La Festa di Cinema del reale (partner del nostro Premio Bookciak, Azione!).

L’idea di partenza, infatti, è stata sua, del regista pugliese di Buongiorno Taranto e Ju Tarramutu. Sua l’idea di ridare vita a quei negativi ritrovati in una scatola chiusa in un armadio di casa Mangini e dimenticati per cinquant’anni. Si tratta degli scatti fatti da Cecilia in Vietnam nel 1964. Con Lino Del Frà, suo compagno d’arte e di vita, erano andati per le vie di Hanoi ed oltre decisi a girare “un film documentario sull’aggressione degli Stati Uniti al Vietnam del Nord, sulla guerra imperialista che aveva scatenato reazioni in tutto il mondo”.

Quattro mesi di sopralluoghi per documentare la resistenza di un popolo. “Un popolo che non si piegava – racconta Cecilia – che del resto aveva già vinto i francesi nel ’54, ribellandosi alla colonizzazione”. Un popolo che non voleva apparire vittima. “Resistente sì, combattente sì, ma vittima mai”, tanto che quella foto ai soldati mutilati tornati dal fronte è costata a Cecilia e Lino una “visita” in commissariato.

Scorrono le immagini ritrovate, le foto sottratte all’oblio. Le donne al mercato, i bambini che giocano, una coppia di fidanzati seduti su una panchina, come fossero in una qualsiasi città europea, sottolinea la voce fuori campo in francese, mixando frammenti del soggetto del film. Scorre il quotidiano di un popolo secondo la sfida di partenza: “raccontare la vita di un paese in guerra”. E i cannoni e i fucili, infatti, arrivano. Della panchina dei due inamorati scopriamo lo schienale sventrato dalle bombe. Le immagini dei bimbi tremano e il montaggio sapiente (di Matteo Gherardini), frenetico, ritmato rimanda a tanto cinema della stessa Mangini, immerso nella grande lezione dei sovietici.

Nel mezzo è Cecilia tra le sue stanze piene di libri, i suoi gesti quotidiani a raccontarsi: “io sto perdendo la memoria, dimentico le date, i nomi … Sono le fotografie a ricordarmi”. Come queste, nel loro magnifico bianco e nero, scattate mezzo secolo fa, che riportano in vita anche quelle donne combattenti e orgogliose “che erano in guerra alla pari degli uomini”, e fiere di mostrarsi all’obiettivo col loro fucile da resistenti. “Erano donne militanti” conclude Cecilia, ricordando che il film non si sarebbe più fatto ma che il Vietnam, però, avrebbe vinto la guerra. Mentre lei è qui ancora oggi a ricostruirne la memoria, in questo delicato e luminoso “autoritratto” a quattro mani di una combattente.

“Un’artista combattente – sottolinea Paolo Pisanelli -, capace di sfidare le ferite della memoria e della sua storia. Recuperando storie vissute di immagini affascinanti, di un pezzo importante della Storia di tutti. È molto importante sapere che un piccolo popolo è riuscito a sconfiggere una grande potenza politica e militare. Questa resistenza è un valore da ricordare, è anche un invito a non arrendersi mai”.

Due scatole dimenticate – un viaggio in Vietnam è prodotto da OfficinaVisioni in collaborazione con RaiCinema, con il sostegno di Sardegna Film Commission, distribuito da Kiné. La proiezione al Festival di Rotterdam è stata accompagnata da un panel sul ruolo delle donne nel cinema a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Cecilia Mangini è stata protagonista dell’incontro insieme alle registe Raquel Chalfi, Annette Apon, Mette Knudsen e Aparna Sen.

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