Camilleri sono! Addio all’ultimo cantastorie che non ha mai smesso di indignarsi

È morto a Roma, all’ospedale Santo Spirito dove era da tempo ricoverato, il 93enne papà del commissario Montalbano, Andrea Camilleri. Era nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925. Scrittore, drammaturgo, grande intellettuale. “Il cuoco dell’Alcyon”, il suo ultimo libro sempre per Sellerio, racconta del suicidio di un operaio appena licenziato. “Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza – diceva – a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”…

Saranno lassù insieme… Ugo Gregoretti e Andrea Camilleri qui nella loro irresistibile operina scritta a quattro mani Il Pinocchio (mal) visto dal Gatto e la Volpe”

 

Qui, a Siracusa, tutto parla di Camilleri.

Per strada vedi la scritta arancini e subito pensi a quelli di Montalbano. Zaffate di aria di mare ti portano il profumo di Vigata, del suo mare, della casa di Marinella, della sua campagna in fiore.

I muretti a secco per arrivare in città sono quelli dove Catarella cercando lumache trova motorini abbandonati e cadaveri nascosti.

Ma quando vedi le indicazioni per il Teatro greco il cuore si stringe e la memoria vola. Torna a un anno fa, al teatro stipato di volti protesi verso il palco dove da 2500 anni va in scena la commedia umana nella sua versione tragica.

Quella sera sul palco dominava Camilleri-Tiresia, l’indovino cieco che vedeva oltre la fisicità dei corpi e del mondo.

Un’ora di tempo sospeso con lui, come un incantatore che raccontava la sua identificazione col saggio indovino, entrambi diventati ciechi, che finalmente riuscivano a vedere con una chiarezza sconosciuta ai vedenti.

La notizia della sua morte non può non farti rivivere quello spettacolo che in molti leggemmo già come un testameneto.

La chiusura di una storia incredibile, di un uomo che viveva in un mondo che gli era diventato estraneo ed ostile.

Era arrivato alla fama mondiale in tarda età, Andrea Camilleri, passati quasi i settant’anni con il commissario (Salvo Montalbano) divenuto nell’immaginario collettivo lo Sherlock Holmes, il commissario Maigret e tutti gli eroi della letteratara gialla.

Ben 25 i titoli dedicati al nostro intrepido difensore della giustizia. 34 episodi passati decine di volte in televisione sempre con uno share da record. Come gli ultimi due: L’altro capo del filo e Un diario del ’43, con cui Rai1 lo scorso febbraio ha festeggiato i vent’anni dimessa in onda.

Una penna, come si usa dire, prolifica come poche altre.

Più di cento i titoli firmati, fra questi, gli indimenticabili e storici, La mossa del cavallo. C’era una volta Vigata, La stagione della caccia, diventati entrambi film tv.

Ma lui, prima di diventare il Ronaldo dei romanzieri, era stato un onesto centromediano che le folle spesso ignorano. In Rai, dove ha lavorato fin dall’inizio della sua carriera, ha fatto veramente di tutto. Ha prodotto programmi entrati nel mito come le serie dedicate al commissario Maigret e al tenente Sheridan; ha curato la trasposizione televisiva del grande teatro di Eduardo De Filippo; è stato regista di testi teatrali e di centinaia di radiodrammi.

Camilleri non è mai stato avaro di se stesso ed è impossibile dimenticare la sua esperienza di insegnate all’Accademia Nazionale d’arte drammatica, Silvio D’Amico di Roma e al Centro Sperimentale di cinematografia.

Di lui rimarranno due grandi insegnamenti. Quello di un professionista che ha dominato tutte le forme espressive a livelli di assoluta eccellenza, ma, soprattutto, nel mentre la notizia mi giunge andando al Teatro Greco di Siracura, voglio ricordare quello di un vero intellettuale che si è esposto, che si è speso per cause civili e che fino alla fine ha saputo appassionarsi, stupirsi, indignarsi.