Quattro donne sul podio tra diritti e letteratura. Il Leone d’oro 2021 è “L’événement”

Leone d’oro a “L’événement”, film sull’aborto della regista e sceneggiatrice francese Audrey Diwan, dall’omonimo romanzo di Annie Ernaux. Jane Campion è la miglior regista col letterario “The Power of the Dog”; miglior sceneggiatura a Maggie Gyllenhaal per il film da Elena Ferrante e Coppa Volpi a Penelope Cruz. Per la prima volta è perfetta parità con i vincitori uomini ….

Il Leone d’oro 2021 è donna, è francese, è letterario e premia le battaglie delle donne. Sul podio di Venezia 78 trionfa, completamente a sorpresa, L’événement, film della regista e sceneggiatrice francese Audrey Diwan dall’omonimo romanzo di Annie Ernaux: una dolorosa storia d’aborto vissuta dalla stessa scrittrice in gioventù, nei Sessanta, quando abortire era fuorilegge e significava rischiare la galera.

«È stata una decisione unanime, perché tutta la giuria ha molto amato il film», dice il presidente  Bong Joon-Ho, mentre la regista, commossa sul palco chiama la giovanissima interprete, Annamaria Vartolomei e dichiara: «non è l’attrice, lei è il film».

Dopo il Leone d’oro dello scorso anno a Nomadland di Chloé Zhao (anch’esso da un libro), che ha portato sul podio veneziano per la prima volta una regista e con un film di denuncia, la Mostra con L’événement  punta ancora i suoi riflettori sulle battaglie delle donne: «di aborto è sempre difficile parlare, c’è un grande silenzio», sottolinea ancora Audrey Diwan.

Tanta letteratura, poi, nel palmarès. Jane Campion vince come miglior regista per il suo western-macho The Power of the Dog  dall’omonimo romanzo di Thomas Savage. Maggie Gyllenhaal con The Lost Daughter, rivisitazione de La figlia oscura di Elena Ferrante si aggiudica il Premio Osella per la miglior sceneggiatura.

E ancora le figure femminili sono le protagoniste. Magnifiche le Madres paralelas di Pedro Almodóvar che porta la musa del regista della Mancha, Penélope Cruz, a conquistare la sua prima Coppa Volpi. Splendida  anche Laure Calamy, madre single e  in lotta quotidiana per il lavoro in À plein temps: a lei va il premio come miglior attrice della sezione Orizzonti e al regista Eric Gravel quello, anch’esso meritatissimo, per la miglior regia.

Miglior attore è il filippino John Arcilla, protagonista del thriller politico On the Job 2: The Missing 8 di Erik Matti. L’Italia sovraesposta in concorso con cinque titoli, porta a casa il Premio Speciale della Giuria per Il buco di Michelangelo Frammartino.

La mano di Dio, invece questa volta si è fermata ad un passo dalla vittoria. Paolo Sorrentino, accreditato dai rumors del Festival come il Leone d’oro, ha comunque messo a segno una doppietta: il Gran Premio della Giuria e quello Mastrianni per l’emergente Filippo Scotti, nei panni del regista da giovane. Dedica a Maradona dal palco e commosso ricordo dei genitori scomparsi.

Dispiace per Mario Martone rimasto a mani vuote col suo Qui rido io, elogio dell’arte che rende liberi attraverso il ritratto di un grande del teatro napoletano come Eduardo Scarpetta.