Da Balzac alla Ferrante ecco la Mostra di Venezia 78. Da leggere e da vedere

Da Balzac a Dune, da Albinati a Elena Ferrante. La Venezia letteraria c’è anche quest’anno ed è pronta a stupire. Tanti i nomi di rilievo in gara: Sorrentino, i D’Innocenzo, Schrader, Campion, Vigas, Almodóvar. Il ritorno di Wilma Labate e l’omaggio a Citto Maselli. Mentre lo spettro del Covid rimane vivo e aleggiante sulla Mostra…

Benedict Cumberbatch ne Il potere del cane di Jane Campion, in concorso a Venezia.

Attese confermate, graditi ritorni, sorprese, nuove sezioni. Venezia c’è e lotta insieme a noi, come già l’anno scorso non ha intenzione di arrendersi al virus ma non per questo ricopia il protocollo di Cannes. Ci sarà il distanziamento, la mascherina obbligatoria, anche il Green Pass. E saranno tutte queste misure a permettere la piena realizzazione della Mostra numero 78 (dal 1° all’11 settembre).

«È finito il tempo della resilienza», ha detto il Presidente della Biennale, Roberto Cicutto. Per noi, che quel termine non l’abbiamo mai sopportato, è il miglior slogan per lanciare la Mostra del Cinema. Che quest’anno, proprio perché non si tratta più di resistere ma di fare, sarà anche in campo per la neutralità carbonica.

La selezione ufficiale è stata annunciata, come di consueto, dal Direttore della Mostra del cinema, Alberto Barbera. Una selezione ampia ma non ingorda, che ha confermato molte delle voci circolanti negli ultimi mesi ma si è anche riservata delle sorprese. Sarà anche, in ogni caso, una selezione letteraria, con tanti adattamenti. E un importante omaggio a Citto Maselli che sarà festeggiato il 5 settembre, col restauro di Storia d’amore, che valse la Coppa Volpi a Valeria Golino.

Il concorso ufficiale, che verrà aperto dal ritorno al Lido di Pedro Almodóvar con il suo Madri parallele, vede ben cinque film italiani in concorso (un risarcimento dopo le polemiche post premiazione dello scorso anno? Chissà). I nomi sono di altissimo livello, a cominciare dal ritorno in concorso di Mario Martone, «qualcuno dirà che è abbonato alla Mostra», ha scherzato Barbera. Il suo Qui rido io ha come protagonista Toni Servillo e narra la storia del grande Eduardo Scarpetta, il capostipite dei comici teatrali napoletani e il padre dei De Filippo, che non riconobbe mai.

Sebbene Martone ci abbia abituato agli adattamenti, Qui rido io non lo è. Anni fa il regista napoletano portò a Cannes L’amore molesto tratto da Elena Ferrante. Quest’anno la misteriosa autrice di culto verrà portata in concorso al Lido, stavolta dall’attrice americana Maggie Gyllenhaal, debuttante alla regia, che ha adattato La figlia oscura (edito da E/O) scegliendo The last daughter come titolo e Olivia Colman come interprete.

Ci sarà spazio nella corsa al Leone d’oro anche per la comedie humaine di Honoré de Balzac. Le opere del grande romanziere francese hanno sempre avuto un ottimo feeling col cinema e la televisione, ma Le illusioni perdute non aveva mai trovato la via dello schermo. Il francese Xavier Giannoli ha posto rimedio a questa mancanza e porterà alla Mostra l’adattamento intitolato esattamente come il romanzo, affidando a Gérard Depardieu la parte dell’autore francese.

Altro atteso adattamento in concorso è Il potere del cane, titolo del romanzo di Thomas Savage (edito in Italia da Neri Pozza) e del film di Jane Campion. Fino a qualche settimana fa la regista neozelandese era l’unica donna ad aver ottenuto una Palma d’oro (ex aequo) per Lezioni di piano, ora è stata eguagliata da Julia Ducornau e dal suo Titane. A Venezia nel 1990 ottenne il Leone d’argento per Un angelo alla mia tavola, quest’anno ritorna con una storia di due fratelli molto diversi e del loro ranch.

Il film di Campion è già sotto contratto con Netflix per la sua distribuzione. Il colosso dello streaming a Venezia sarà in concorso, come produttore, anche con uno dei titoli più in vista: È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino. Era uno dei film più attesi e vociferati per la Mostra di quest’anno ed è stato confermato in lizza per il Leone d’oro. Girato a Napoli, ripercorre l’evento più doloroso della vita del regista: la morte dei genitori, con un titolo che fa eco anche al celebre gol di mano di Diego Armando Maradona nella semifinale dei Mondiali dell’86.

Una delle sorprese di questa selezione è L’évènement, secondo film da regista della sceneggiatrice francese Audrey Diwan. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Annie Ernaux, apprezzata scrittrice francese poco conosciuta da noi, sebbene questo titolo nello specifico abbia trovato pubblicazione presso i tipi de L’orma, tradotto con L’evento.

Adattamento un po’ particolare, sempre in concorso, sarà Leave no traces del polacco Jan Matuszyński, noto anche come documentarista. Il film racconta la dura repressione durante gli anni del regime comunista polacco ed è basato sul reportage giornalistico di Cezary Lazarewicz.

A completare i titoli che si contenderanno i Leoni e gli altri premi del concorso non si possono non citare: Freaks out di Gabriele Mainetti, acclamato regista che torna con la sua opera seconda dopo il grande successo de Lo chiamavano Jeeg Robot; Paul Schrader, presenza costante di Venezia, che porterà in concorso The card counter con Oscar Isaac e Willem Dafoe; Spencer di Pablo Larraín, che dopo Jackie torna a raccontare una donna vittima della politica, la principessa Diana, interpretata da Kristen Stewart; America Latina, la nuova fatica dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, che dopo l’apprezzatissimo Favolacce sbarcano per la prima volta al Lido. Loro anche la sceneggiatura di La ragazza ha volato nuovo atteso film di Wilma Labate con protagonista Alma Noce. Ancora in concorso Il buco di Michelangelo Frammartino e i due amici Michel Franco e Lorenzo Vigas, già rispettivamente Leone d’argento e d’oro, il primo porterà alla Mostra Sundown, il secondo invece La caja.

L’adattamento più atteso, in ogni caso, sarà fuori concorso. Se la competizione per i premi più ambiti non ha quest’anno il grande film da Oscar, come invece ci aveva abituato nelle scorse edizioni (La forma dell’acqua, RomaNomadland solo per citare gli ultimi), avrà in ogni caso in anteprima il film più atteso degli ultimi due anni. Dune di Denis Villeneuve sarà presentato il 3 settembre, con un cast talmente stellare da essere quasi accecante. La fonte è ovviamente il romanzo fantascientifico di culto scritto da Frank Herbert (edito da Fanucci), portato al cinema da David Lynch dopo il fallimento di Alejandro Jodorowsky. C’è grande attesa per vedere la trasposizione di un regista apprezzatissimo da pubblico e critica come Villeneuve.

Fuori concorso anche Les choses humaines di Yvan Attal, che prende le mosse dall’omonimo romanzo di Karine Tuil, mai pubblicato in Italia. Una storia di stupro e di sopravvivenza. Sempre a margine della competizione, Stefano Mordini ha adattato La scuola cattolica di Edoardo Albinati, romanzo Premio Strega nel 2016.

Sarà sempre un adattamento a chiudere la Mostra. Il bambino nascosto di Roberto Andò, con Silvio Orlando come protagonista, è infatti il film di chiusura, tratto dal romanzo omonimo dello stesso Andò, pubblicato da La nave di Teseo.

La Selezione Ufficiale completa è consultabile qui.